Elenco dei prodotti per la marca Fondazione Liberal

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La scuola è finita. Alcune idee per...

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La scuola italiana è una istituzione in crisi da troppo tempo per essere veramente in crisi. In realtà, la scuola in Italia è più semplicemente finita da un pezzo. Da circa quarant'anni, da quando si chiuse il sistema scolastico che risaliva ai due massimi filosofi del Novecento italiano, Gentile e Croce, ma non si costruì un nuovo sistema scolastico. La scuola contemporanea è solo distruzione della vecchia scuola ma non la costruzione di una nuova scuola. La vecchia scuola si basava su un sistema di selezione che avveniva all'ingresso: chi si iscriveva al liceo poteva proseguire gli studi, chi si iscriveva agli istituti professionali no. Superato storicamente questo sistema scolastico con la scuola di massa - cosa che è avvenuta in tutto il mondo - occorreva pensare e formare una nuova scuola con un nuovo sistema di selezione. Nel tempo, invece, si è realizzato un sistema ipertrofico e burocratico in cui regna su tutti il Diploma. Siamo, dunque, dove eravamo quarant'anni fa: è finita la vecchia scuola gentiliana, ma non c'è una nuova scuola.

L'ordine di Mosca. Fermate la...

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Mosca fece di tutto per bloccare la Biennale del Dissenso che si svolse nel 1977 a Venezia e che rappresentò il primo vero atto di sostegno politico e culturale, compiuto in Italia, nei confronti di coloro che resistevano in Urss e nei Paesi comunisti. Ci fu un braccio di ferro politico e diplomatico. Da un lato il Cremlino - come risulta da documenti segreti e inediti sovietici, americani e tedeschi - esercitò ogni forma di pressione e di ricatto sul governo di Roma, sulle forze politiche e sul Pci, che cambiò il suo atteggiamento iniziale: prima disse sì alla manifestazione, poi sotto l'incalzare di Mosca la osteggiò duramente. Dall'altro lato, soprattutto il sostegno di Bettino Craxi e dei socialisti consentì a Ripa di Meana di portare a compimento l'operazione e di superare gli ostacoli eretti dal mondo culturale italiano e dalle grandi imprese automobilistiche, tessili ed elettroniche del tempo impegnate nella sterminata Urss. Una brutta pagina quella scritta da molti intellettuali, con significative defezioni anche da parte di alcuni consiglieri e dei direttori della Biennale. Ma per la prima volta il sostegno al Dissenso non venne sacrificato sull'altare della coesistenza con l'Est.

La difesa dell'Occidente. Conflitti...

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La cultura è una traccia utile per interpretare uno scenario complesso che segue ormai le logiche dello scontro, come quello con l'Islam, che è solo il primo gradino di un conflitto più grande e impegnativo fra l'Occidente e il dragone cinese. Il libro utilizza un nuovo strumento, l'analisi culturale, con particolare attenzione al punto di vista etico-cristiano, per capire la politica estera, l'economia, la politica di potenza e sicurezza che ha cambiato pelle nell'ultimo decennio. L'Occidente forte nel campo militare, economico, finanziario e tecnologico è oggi impegnato in una serie di confronti asimmettrici che ne sfidano l'egemonia, non ancora in maniera aperta. Sono asimmetrici perché le presunte debolezze delle società arretrate diventano punti di forza nel confronto fra Occidente e resto del mondo, come è successo l'11 settembre. La guerra al terrorismo dove l'intelligence elettronica e gli altri strumenti di contrasto possono fare poco davanti a sistemi "primitivi" adottati dal nuovo terrore, è infatti un primo esempio di questa asimmetria. La connection sudamericana fra Ahmadinejad e Chavez, come la politica estera cinese, sono invece segnali di un nuovo balance of power che vede anche personaggi come Toni Negri e Tariq Ramadan diventare tessere di un mosaico dove la cultura è la prima linea di un nuovo conflitto. I cui segnali l'autore prova a interpretare, alternando analisi e cronaca, in forma giornalistica.

Fede e libertà. Dialoghi sullo...

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Il cristianesimo, il pacifismo e la sfida dell'Islam. Il conflitto in Iraq e la teoria della guerra giusta. Il relativismo e il ruolo della religione nelle società aperte. Il nuovo movimento di valori che unisce laici e cattolici. L'ignavia delle leadership europee sulle radici cristiane e le profezie di Oriana Fallaci. Questi i temi cruciali di cinque dialoghi, avvenuti nell'arco di quattro anni, tra un laico impegnato in politica e un protagonista della vita della Chiesa. Cinque dialoghi che attraversano le questioni aperte del nostro tempo e le lacerazioni che provocano. E così la Pacem in terris, il libro di Pera e Ratzinger, il progetto culturale di Ruini, la legge sulla fecondazione assistita e i Pacs, la figura di Wojtyla, il libro di Benedetto XVI su Gesù diventano le diverse facce di un caleidoscopio nel quale si riflettono le ragioni di una nuova alleanza tra cristiani e liberali. Cinque dialoghi in cui filosofia, teologia e cronaca si rincorrono, andando al cuore degli enigmi della modernità, affrontati da punti di vista diversi ma complementari. Con l'approdo a un'unica conclusione: l'inevitabilità di misurarsi con l'evento del cristianesimo, senza il quale, anche per chi non crede, è difficile vivere la storia dell'uomo.

Il fallimento dei «101». Il PCI,...

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Nel 1956, 101 intellettuali comunisti si dissociarono dal sostegno dato da Togliatti all'intervento sovietico a Budapest e solidarizzarono con la rivoluzione ungherese per non stare "dalla parte sbagliata". Fu un gesto di rivolta culturale e politica contro una delle scelte che hanno bloccato l'evoluzione della sinistra italiana. Cinquant'anni dopo Valentina Meliadò ricostruisce, attraverso testimonianze dirette, le passioni, le speranze e le idee dei protagonisti di quell'atto di rottura. Alcuni di essi scelsero un impegno liberale, altri continuarono la loro militanza nel Pci, altri si spostarono ancora più a sinistra. Il libro comprende una franca e irriverente rievocazione di quella stagione fatta da Lucio Colletti, che parlò con l'autrice poco prima della morte.

Raccolto di dolore....

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La Grande carestia, l'atroce moria per fame (Holomodor) che, tra il 1932 e il 1933, uccise in Ucraina milioni di persone, non fu fatalità, ma un'operazione di sterminio deliberato, voluta da Stalin per piegare i contadini che resistevano alla collettivizzazione. Questa terribile verità fu a lungo negata, anche nell'Occidente. Quando, nel 1986, lo storico Robert Conquest pubblicò negli Stati Uniti questo libro, il primo completo e sconvolgente atto d'accusa sulle responsabilità del gruppo dirigente sovietico nella tragedia ucraina, non furono pochi a liquidarlo come menzogna controrivoluzionaria. La definitiva conferma delle tesi di Conquest doveva però arrivare proprio dagli archivi dell'ex Urss, aperti dopo il 1989.