Elenco dei prodotti per la marca Red Star Press

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«Noi conosciamo i sistemi di...

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10,00 €
Il 19 aprile del 1943 il Ghetto ebraico di Varsavia insorge. Uomini e donne, forti prima di tutto della loro determinazione, attaccano le SS. È solo il prologo di una rivolta destinata a restare nella storia: le strade del ghetto, trasformate in un dedalo di cunicoli segreti e di barricate, si trasformano in una roccaforte decisa a lasciare sul terreno il maggior numero possibile di nazisti. Per oltre un mese, le milizie ebraiche, insieme a una parte della resistenza polacca, riuscirono a tenere testa a ciò che si credeva essere l'esercito più potente del mondo, facendo aleggiare sui soldati di Hitler il presagio della futura sconfitta. Una storia terribile a cui il libro di Pratolongo, ricostruendo le voci e i volti dei protagonisti, rende la dovuta giustizia.

Stato e rivoluzione

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16,00 €
"Scritto alla vigilia della Rivoluzione d'Ottobre, Stato e rivoluzione non è soltanto un'opera fondamentale per chiunque si interessi allo scottante problema dei rapporti tra socialismo e Stato, ma è anche il libro in cui Lenin abbandona la speculazione sui temi rivoluzionari per dare la parola alla rivoluzione stessa, affrontando in un'ottica nuova e definitiva gli annosi problemi della guerra imperialista, del capitalismo monopolistico, dell'oppressione delle masse lavoratrici e del passaggio dalla dittatura della borghesia alla dittatura del proletariato. Capolavoro di visione strategica e di tattica insurrezionale, Stato e rivoluzione è un classico che, generazione dopo generazione, continua a dimostrare la sua attualità, ponendosi come lettura obbligata per chiunque voglia accostarsi in prima persona alla realtà della lotta sociale e alla necessità di sovvertire l'esistente."

Guerra ai poveri. La ressitenza del...

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Sono anni che non si fa altro che parlare di «guerra tra poveri». Ma Tano D'Amico capovolge i termini del discorso e, in un racconto per immagini toccante e terribile, dimostra come quella che si sta combattendo in questi anni di crisi sia senza dubbio una guerra, ma «contro i poveri». Dall'altra parte della barricata, protagonisti dell'ultimo libro del grande fotografo, le famiglie del Movimento per il Diritto all'Abitare di Roma: migliaia di persone che, dopo aver perso la casa insieme al lavoro, hanno occupato per necessità stabili abbandonati, mettendo un tetto sulla testa dei propri figli ma anche dimostrando nei fatti come un mondo diverso sia non solo possibile, ma giusto e necessario. Al fianco dei senza-casa, Tano D'Amico documenta gli attacchi selvaggi subiti dagli uomini, le donne e i bambini ma, con la partecipazione che contraddistingue il suo lavoro, fa emergere la forza, la bellezza e la determinazione con cui, chi è consapevole dei propri diritti, non è niente affatto disposto ad abbandonare la lotta senza combattere.

Cercando la rivoluzione. Vita di...

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20,00 €
Non esiste avventura più grande, né romanzo in grado di eguagliare la forza di una vita vissuta dalla parte della classe operaia. Una vita come quella di Enrico Russo, metalmeccanico. Già protagonista del «biennio rosso» e ultimo segretario della Camera del Lavoro di Napoli, fu costretto dal fascismo alla clandestinità, non certo all'inazione. Non è certo un caso, dunque, se troveremo Russo in seno ai gruppi comunisti di lingua italiana in Francia e, in Spagna, al comando della Columna Internacional Lenin, in prima linea sul fronte di Aragona. Internato in un campo di concentramento in Francia, quindi destinato al confino in Italia, riguadagnerà la libertà nel 1943, quando svolgerà un ruolo determinante nella rifondazione della Confederazione Generale del Lavoro, la celebre «CGL rossa»: una pagina di storia fondamentale per il sindacalismo italiano che, grazie al lavoro di Francesco Giliani, si fa materia viva, carne e sangue del proletariato italiano nel cuore di una stagione di riscatto a cui, senza sconti per gli opportunisti e i rinnegati, si diede il nome di «rivoluzione».

My Riot. Agnostic Front: la mia...

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24,00 €
"Gangs of New York" incontra "Mean Streets" nella biografia di Roger Miret, il significato vivente di cosa ha significato sopravvivere agli anni Ottanta nel Lower East Side, trovando nella musica un rifugio e il senso stesso della propria esistenza. "My riot" è la testimonianza definitiva sulla nascita e lo sviluppo della scena hardcore newyorkese - ma anche della violenza esercitata contro la working class nei ghetti metropolitani - raccontata da un protagonista assoluto: il front-man della leggendaria band Agnostic Front. Nato a Cuba ed emigrato con la sua famiglia negli Stati Uniti, Miret, con un linguaggio che non lascia spazio all'immaginazione, parla di cosa ha significato crescere in terra straniera, sottoposto al regime di un patrigno violento e in condizioni di totale indigenza. Miret ha dovuto fare i conti con la violenza fin dall'infanzia, trascorsa in appartamenti occupati, dentro casermoni cadenti e in compagnia di diseredati costretti agli stessi abusi e schiacciati dalla vita con identica durezza. In un simile contesto, Miret ha dato un contributo imprescindibile alla formazione di un nuovo genere musicale ma, perennemente a corto di denaro e con un successo commerciale impossibile da ottenere, sarà il business della droga a dettare le sue regole, spalancando alla voce degli Agnostic Front il baratro della prigione: l'ennesima prova da superare sull'impervia via che, nel nome dell'unità tra i kidz, condurrà a una redenzione conquistata senza scendere a compromessi.

Il campo di battaglia urbano....

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Tra il 2017 e il 2018 il Laboratorio Crash! ha promosso un percorso di elaborazione teorica sull'urbano articolato in convegni, dibattiti e produzione di scritti che ha coinvolto svariati compagni e compagne assieme a ricercatori e ricercatrici. Il libro presenta una selezione dei testi emersi da questo percorso, una serie di bussole teoriche e politiche che costruiscono un panorama di critica della città contemporanea. Vengono analizzati urbanizzazione planetaria e trasformazioni della metropoli, periferie e movimenti, sviluppo hi-tech e prospettiva di genere, autonomie e subalternità territoriali, catene logistiche e riot del nuovo secolo, la violenza urbana dei ricchi, il turismo e molti altri snodi utili per un inquadramento delle dinamiche che strutturano i luoghi della nostra esistenza quotidiana.

La morte a Brescia. 28 maggio 1974:...

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14,00 €
Era il 28 maggio del 1974. A Brescia, piazza della Loggia era piena. I sindacati e la città del movimento operaio e democratico era scesa in strada per manifestare contro il terrorismo fascista che, in quegli anni, aveva già insanguinato l'Italia stendendo un velo oscuro di morte e di omertà su numerosi attentati. Ma quella mattina, a Brescia, l'eversione nera voleva colpire ancora. Fu uno scoppio fortissimo quello che devastò la piazza, uccidendo otto persone e ferendone oltre cento. Tutto nacque da una bomba nascosta in un cestino di rifiuti, ma l'indagine su quanto accaduto fu immediatamente resa faticosa dall'allucinante decisione di lavare il sangue dalla piazza con potenti getti d'acqua, rendendo impossibile compiere i normali rilievi. Paolo Barbieri, bresciano e presente in piazza il 28 maggio, parte proprio da questi concitati momenti di lutto per raccontare la storia della strage: una lunga vicenda umana e giudiziaria in cui il depistaggio sembra la regola, la reticenza degli apparati dello stato normale e le protezioni di cui i fascisti godono in seno alle istituzioni un fatto acclarato. Per questo, prima di ogni altra cosa, la strage di Brescia rappresenta una ferita all'ordinamento democratico destinata a non rimarginarsi mai.

Socialismo e barbarie (La crisi...

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Scritto in prigione, mentre tutto il pianeta era sconvolto dalla carneficina della prima guerra mondiale, "La crisi della socialdemocrazia" è il testo-simbolo di Rosa Luxemburg, il libro destinato a consegnare alla storia del movimento operaio una delle sue parole d'ordine più importante: socialismo o barbarie. Con l'irata sapienza che apparteneva ai suoi discorsi, Rosa Luxemburg attacca senza tregua le retoriche attraverso le quali tanto la borghesia quanto una "sinistra" infedele ai suoi ideali, è in grado di spacciare le necessità di un'accolita di speculatori per gli interessi di interi popoli, la difesa degli affari di una minoranza di possidenti per superiori ideali di libertà. Allo stesso tempo, puntando il dito contro il gioco sporco della geopolitica dei ricchi, denuncia non soltanto l'abominio della prima guerra mondiale, ma profetizza con inquietante precisione un lungo destino di guerre in cui a morire sarà sempre e solo chi vive del proprio lavoro, non certo chi - dall'alto - organizza il massacro a uso e consumo delle classi dirigenti. Un destino che però, avvisa Rosa Luxemburg, non è mai stato scritto. Al contrario, sembra attendere ancora oggi che la massa di diseredati che compone la grande maggioranza dell'umanità si riscatti attraverso una nuova stagione di protagonismo politico e sociale, mettendo a tacere una volta per sempre l'orrore che il grande capitale imperialista non smette mai di imporre al mondo intero.

Siberia

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Spirit of '69. La bibbia skinhead

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A tanti anni dalla prima edizione, andata in stampa nel 1991, e dalla riedizione del 1994, "Spirit of '69. A skinhead bible" continua a essere uno tra i testi più esaurienti e attendibili sulla storia della sottocultura skinhead, considerata in tutte le sue incarnazioni stilistiche, musicali e politiche. Redatto da un protagonista della scena, in grado di affrontare l'argomento in modo obiettivo e documentato, "Spirit of '69" rievoca la storia skinhead a partire dalla sua emersione dall'ala dura del modernismo, nella seconda metà degli anni '60, passando per le contaminazioni di matrice ska, reggae e soul e, nel corso degli anni '70, per la politicizzazione - sia a destra che, per riflesso, a sinistra - di alcuni suoi ambiti, che poi proseguì negli anni '80 con la scena white power da un lato, e quella più tradizionalista, e talvolta apertamente di sinistra, dall'altro. Qualsiasi opinione si abbia del libro - che è stato criticato da alcuni, e adottato come una vera e propria "Bibbia" da altri - è difficile mettere in discussione la sua rilevanza, tanto che negli anni è stato tradotto in francese, portoghese, polacco, tedesco e ora, finalmente, anche in italiano.

Cuori partigiani. La storia dei...

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Cosa hanno in comune Giacomino Losi da Soncino, detto "core de Roma", secondo solo a Totti e a De Rossi per presenze con la maglia giallorossa, e Raf Vallone, definito "l'unico volto marxista del cinema italiano" per la sua carriera cinematografica eppure anche capace, da calciatore, di alzare la Coppa Italia vinta dal Torino nel 1936? Cosa rende simili l'attaccante Carlo Castellani, bandiera dell'Empoli, e il mediano Bruno Neri di Faenza, nel giro della nazionale dopo aver militato nella Fiorentina e nel Torino? Tutti questi atleti, non c'è dubbio, presero a calci un pallone nemmeno lontanamente paragonabile alla sfera non più di cuoio con cui al giorno d'oggi si gioca negli stadi di tutto il mondo. Ma oltre a questo, tutti loro, mentre sull'Italia fischiava il vento e infuriava la bufera dell'occupazione nazifascista, compirono la stessa scelta fatta allora da migliaia di ragazzi nel Paese: lasciarsi tutto alle spalle per imbracciare il fucile e combattere contro tedeschi e fascisti. Inizia in questo modo la storia mai raccontata dei campioni della Resistenza: calciatori-partigiani come Armando Frigo, capace di segnare una doppietta con un braccio mezzo ingessato in un memorabile Vicenza-Verona 2 a O e poi fucilato dai tedeschi dopo aver eroicamente difeso il passaggio montano di Crkvice, in Jugoslavia; o come la bandiera lariana Michele Moretti, comunista e membro del gruppo partigiano che il 28 aprile del 1945 giustiziò Benito Mussolini in nome del popolo italiano. Le gesta dei calciatori partigiani, raccontate con partecipazione da Edoardo Molinelli, attingendo al cuore del più popolare tra gli sport, danno un contributo speciale alla stessa comprensione della Resistenza come fenomeno di massa. E, finalmente, iscrivono la vita vera dei grandissimi ma spesso misconosciuti protagonisti di questo libro a una sola, grandissima squadra: quella che si riconosce nei colori della giustizia sociale e della libertà.

Le guerre che ci fanno. La storia...

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«Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre». A dirlo, nel lontano 1858, fu il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln. E da allora l'apparato politico-militare del suo Paese deve averlo preso molto sul serio, garantendo la difesa degli interessi di un pugno di industriali, possidenti e speculatori grazie a un esercito dotato di una forza d'urto senza precedenti nella storia dell'umanità. Ma se non esiste luogo del mondo che non sia costretto a fare amaramente i conti con i colonizzatori del pianeta, Raúl Capote spiega come la forza delle armi sia in realtà subordinata all'uso di una forza ancora più grande: la forza espressa grazie alla cultura, alla musica, ai mezzi d'informazione e alla propaganda, vale a dire la vera arma segreta - spesso invisibile - di cui di servono gli Stati Uniti. Passando in rassegna quella che è la lunga storia di colonizzazione culturale a stelle e a strisce e forte della sua personale esperienza di ex agente segreto infiltrato nella CIA, Capote dà voce alla stori della dominazione statunitense sul resto del mondo e, in modo particolare, su Cuba e l'America Latina. La storia di una guerra sporca, capace di strumentalizzare, corrompere e piegare ai propri fini interi movimenti giovanili e prestigiose istituzioni culturali. Ma, allo stesso tempo, anche il punto debole dell'ideologia consumistica che pervade e corrompe l'imperialismo degli Usa, contro cui questo libro è stato scritto e pubblicato.

Salam

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14,00 €

La mia vita con Lenin

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22,00 €
Correva l'anno 1894 quando, in quel di Pietroburgo, Nadezda Konstantinovna Krupskaja, giovane maestra di idee rivoluzionarie, incontrò Vladimir Lenin, arrivato da poco in città ma già noto per gli scritti con cui riusciva a trasmettere agli operai e agli intellettuali il vero «spirito vivente del marxismo». Insieme, Vladimir Lenin e Nadezda Krupskaja ebbero il tempo di dare vita all'organizzazione "Unione di lotta per l'emancipazione della classe operaia", prima di essere intercettati dalla polizia zarista e condannati alla deportazione. Sarà proprio in Siberia, in effetti, che i due militanti sceglieranno di sposarsi, condividendo, da quel momento in poi, una vita interamente votata alla causa del socialismo. La dura repressione zarista, la faticosa propaganda clandestina, l'inesorabile lotta per la difesa dei principi bolscevichi, ma, al culmine di incredibili sforzi e fughe in tutta Europa, anche gli eventi che condurranno alla Rivoluzione d'Ottobre, sono solo alcuni dei fili conduttori del libro. "La mia vita con Lenin" è un documento di valore storico e letterario e, al tempo stesso, la testimonianza in prima persona di un'avventura umana e politica destinata a cambiare il mondo. Introduzione di Fabiola D'Aliesio.

Non è un quartiere per ricchi. Come...

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25,00 €
Il Raval, già noto per aver incluso nei suoi confini meridionali la storica Chinatown di Barcellona, non è soltanto uno dei quartieri-simbolo della metropoli catalana ma, in una dimensione globale, rappresenta un vero e proprio laboratorio di "igiene sociale". Si tratta, a ben vedere, di un luogo capace di rappresentare i peggiori incubi delle classi dirigenti e, di conseguenza, anche tutte le politiche che, nel corso di un secolo, le stesse classi dirigenti hanno scelto di portare avanti per superare una situazione di volta in volta definita come «pericolosa», «amorale» e «degradata». A causa del sovraffollamento, della povertà e di attività economiche stigmatizzate come la prostituzione, in effetti, il Raval si è sempre configurato come spazio altro rispetto ai canoni morali della buona borghesia di Barcellona anche grazie alla conflittualità politica e sociale che non ha mai mancato di animare il quartiere, contribuendo a renderlo oggetto di una permanente condanna sociale nonché territorio perennemente esposto alle mire speculative del capitale finanziario. Questa attitudine si è manifestata nella contemporaneità con rinnovata virulenza, salutando l'epoca di una vera e propria colonizzazione urbana del Raval dove, per facilitare lo sfruttamento, è stato necessario espellere una popolazione evidentemente incompatibile con le caratteristiche del quartiere-vetrina pensato da palazzinari avidi e urbanisti compiacenti. Eppure, come spiega bene Miquel Fernández, il Raval non è un quartiere per ricchi. E così chi credeva di poter fare soldi facili sulla pelle degli storici abitanti del quartiere ha dovuto fare i conti con strategie di resistenza tanto efficaci quanto inaspettate. Epilogo di Manuel Delgado.

Lettere dalla Catalogna

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12,00 €
Cosa sta succedendo davvero a Barcellona? Cosa sta spingendo le masse a scendere in strada, a occupare le piazze e a sfidare una dura repressione pur di ottenere l'indipendenza dallo stato spagnolo? Si tratta davvero, come alcuni osservatori sembrano suggerire, di un fenomeno di puro "egoismo" promosso dalle élite borghesi catalane, ansiose di liberarsi dal giogo economico di Madrid? O non c'è piuttosto, dietro le imponenti mobilitazioni, il desiderio di un cambiamento reale che, a partire dal riconoscimento della lingua, della cultura e della storia catalana, imposta un discorso capace di coniugare indipendenza e giustizia sociale? Dov'è, insomma, il punto in cui il discorso sull'indipendentismo lascia spazio al più ambizioso obbiettivo della rivoluzione? Senza avere risposte precostituite, "Lettere dalla Catalogna" affronta la montante effervescenza catalana cimentandosi con le sue contraddizioni, ma dando spazio alla viva voce dei militanti di un ciclo di lotte capace di toccare punte altissime di partecipazione popolare e di mettere in crisi il discorso sull'"ordine" portato avanti non soltanto dallo stato spagnolo ma da tutte le istituzioni politiche ed economiche europee.

No justice no peace. Storia...

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16,00 €
Dal 2008 in poi, l'acutizzarsi della povertà e della segregazione razziale negli USA ha fatto riesplodere tensioni a lungo compresse tra le mura dei ghetti. Prima fra tutte quella afroamericana che, in questo modo, irrompe violentemente nel discorso pubblico. Attorno alle proteste contro la brutalità poliziesca si coagula tutto il vissuto storico di un popolo in lotta da oltre quattro secoli. Tornano a galla storie radicali e irriducibili, profondamente sedimentate nella coscienza collettiva nera e ben più scomode delle sbiadite iconografie, ormai pacificate, costruite sulle citazioni del pastore King o dei guanti neri di Smith e Carlos. Riemerge, dalla damnatio memoriae a cui è stata relegata, una storia fatta di resistenze, evasioni, sommosse, arte e contropotere. Dalle rivolte degli schiavi nel Sud alle lotte anticoloniali africane, dai diritti civili al black power, dall'hip hop alle gang, dal Black Panther Party al Black Lives Matter, i dannati delle metropoli americane non hanno mai cessato la loro lotta per l'autodeterminazione.

Il Carmine ribelle. Storia...

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20,00 €
Nel corso dei secoli, le strade del Carmine si sono guadagnate una fama difficile da distinguere da quella che è l'identità del centro cittadino di Brescia. Quartiere operaio e ribelle, covo di sovversivi e, al tempo stesso, zona malfamata e degradata: così le cronache hanno sempre descritto il posto, dando corpo a non pochi miti, numerose leggende e altrettanti stereotipi da sfatare. Con rigore e passione, Marco Ugolini ha percorso le vie protagoniste di questo libro così come sono state vissute e amate dai suoi abitanti nel corso dei secoli, concentrandosi sugli anni in cui la conflittualità sociale ha raggiunto il suo apice, vale a dire il periodo compreso tra il "biennio rosso" e la Resistenza. Il risultato è una narrazione in cui il Carmine riesce finalmente a parlare in prima persona, dando spazio a figure eccezionali di bresciani niente affatto disposti a cedere il passo all'espansione fascista ma anche a volontà speculative forse insospettabili, alla base della cattiva reputazione associata con poca buona fede al quartiere. Una storia corale, drammatica, a tratti epica ma sempre realistica di una parte della città in cui l'antifascismo è stato più di una bandiera, la lotta di classe un valore condiviso da molti e il ribellismo sociale una conseguenza quasi naturale rispetto alle condizioni di lavoro e di vita.

Non per odio ma per amore. Storie...

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16,00 €
"'Non per odio ma per amore' è un libro passionale. Le parole schizzano dalle pagine rivelando così l'urgenza delle due autrici di raccontare queste vicende, di condividere con i lettori la ricostruzione dei fatti, di rivivere i legami di amicizia e di affetto che le hanno unite ad alcune di loro. Di comprendere attraverso le loro storie i movimenti che hanno attraversato e, in qualche modo, segnato la vita politica della nostra gioventù. Leggere questo volume ci ricorda che in tempi non lontani abbiamo vissuto «situazioni in cui ai più puri tutto appare in bianco e nero». Questa certezza, questa mancanza di dubbi, questa assenza di relativismo è una qualità che contraddistingue un combattente. Una valutazione che questi racconti vogliono amplificare, creando una tela composta da molti elementi: una prolungata militanza politica, l'identificazione con il processo rivoluzionario, la necessità di esprimere in prima persona l'opposizione a regimi totalitari. E infine, trattandosi di donne, la necessità di partecipare al di là di ogni limite imposto dal proprio genere." (dalla prefazione di Silvia Baraldini)

Paese basco e libertà. Storia...

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Ancora oggi, e malgrado un «cessate il fuoco» definitivo proclamato nel 2011, la cronaca del Paese Basco e l'immaginario di questa terra sono legati in maniera indissolubile al nome, ai simboli e alle idee prodotti da Euskadi Ta Askatasuna: l'organizzazione armata, più nota con l'acronimo di ETA, che dalla fine degli anni Cinquanta combatte per un Paese Basco indipendente e socialista. Marco Laurenzano, insieme alle vicende di ETA e del suo attacco allo Stato spagnolo, racconta la storia della «transizione alla democrazia in Spagna» dopo la morte del dittatore fascista Francisco Franco dal punto di vista dell'indipendentismo radicale basco e delle sue diverse ramificazioni politiche, sindacali e militari. Dal 1958, anno di fondazione di ETA a opera di un gruppo di studenti, al 1973, quando il commando «Txikia» fa saltare in aria a Madrid l'ammiraglio Luis Carrero Blanco, delfino di Franco e candidato designato alla sua successione; dal 1979, data di approvazione dello statuto di automia del Paese Basco, fino al 2011, mentre la «cessione definitiva dell'attività armata» annunciata da ETA non cancella certo la questione dell'autonomia basca dall'agenda politica internazionale, il libro di Laurenzano ripercorre anni di lotte durissime e di pesante repressione. Una storia contemporanea di ETA in cui, tra dibattiti infuocati e la comparsa di numerose formazioni armate di matrice separatista, si registra la nascita di un movimento sindacale tra i più agguerriti del vecchio continente sullo sfondo di una lotta di liberazione nazionale in grado di mettere pesantemente in discussione la stessa identità europea.

In Donbass non si passa. La...

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Sono anni che una storia completamente rimossa dai mezzi d'informazione continua a scrivere pagine di sangue alle porte dell'Europa. È la storia delle Repubbliche Popolari del Donbass dove, di fronte a un colpo di stato apertamente fascista e in una situazione di volta in volta indebitamente dipinta come "conflitto etnico" o come interferenza della Russia negli affari ucraini, molti distaccamenti delle milizie si formano nel nome del comunismo e sotto le bandiere rosse della ex Unione Sovietica. Sin dall'inizio del conflitto, alla lotta prendono parte molti volontari stranieri, che danno vita alle proprie formazioni all'interno della Milizia Popolare. Tra queste (e probabilmente la più nota), il gruppo "InterUnit" della brigata "Prizrak", in cui hanno prestato servizio soldati provenienti da ogni parte del mondo: protagonisti di una vicenda di antifascismo e solidarietà internazionalista. Prefazione di Alexey «Dobrij» Markov.

Fare come in Russia. La Repubblica...

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Sembrava solo una partita di calcio. Invece era l'incontro tra lo Sporting Viareggio e la Lucchese, non un "semplice" incontro sportivo, dunque, ma l'evocazione di una sfida che, da sempre, nell'immaginario dei partecipanti, opponeva la borghesia del capoluogo agli operai della provincia, trasportando il tema del pallone dal campo da gioco al terreno della lotta di classe. Accadde così, il 2 maggio del 1920, a Viareggio, che l'intera formazione della Lucchese fu costretta a fuggire per i campi per sottrarsi alla folla inferocita. Ma non solo. Dopo che un carabiniere aprì il fuoco e uccise un viareggino, la storia accelerò il suo passo e, sostenendosi sulle solide tradizioni anarchiche e socialiste dei lavoratori marittimi e portuali, chiamò il popolo tutto alla lotta, ricordando come fosse giunta anche in Italia l'ora di «fare come un Russia», vale a dire sovvertire a beneficio dei molti tutto ciò che allo stato delle cose presente esisteva soltanto a favore di pochi. Si dipanano così le brevi ma intense giornate della Repubblica Viareggina: un'insurrezione popolare che anticipa le future repubbliche partigiane e a cui Andrea Genovali rende il giusto tributo storiografico, scrivendo una pagina inedita in quello che resta il percorso di lunga durata della guerra civile italiana. Prefazione di Alexander Höbel e introduzione di Franco Pulzone.

All'arrembaggio! Vallecas, i...

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Per chi segue il calcio in maniera distratta, guardando solo qualche partita sospeso fra pay-tv e poltrona, il Rayo Vallecano potrebbe apparire semplicemente come una mediocre squadra di calcio spagnola, invischiata in disperati tentativi di rimanere nella massima serie o in funamboliche promozioni dalle serie inferiori. Per gli appassionati autentici invece, cresciuti magari su una gradinata e diventati adulti durante una trasferta, il Rayo è qualcosa di più. Per loro, i veri tifosi, il Rayo Vallecano non è la terza squadra di Madrid, la sorella "povera" e negletta del Real e dell'Atletico. È prima di tutto un simbolo. Un simbolo di resistenza e ribellione al calcio moderno, ma anche un ritratto gioioso di una squadra radicata visceralmente nel barrio di Vallecas, il più ribelle di Madrid. Che non rinnega la sua genesi ma che al contrario la trasforma in un baluardo, in un vessillo, in orgoglio. Perché tifare Rayo non è una cosa da tifosi "occasionali" ma piuttosto una religione laica che ha delle precise ritualità, dei gesti e dei codici che si riproducono fedeli anche nelle nuove generazioni di tifosi. E di Bukaneros, il gruppo protagonista nella curva del Rayo, si parla ampiamente in tutto il libro. Delle loro imprese negli stadi, ma soprattutto del loro antifascismo, del loro antirazzismo, del loro rivendicare senza tentennamenti l'estrazione proletaria e l'orientamento di sinistra di tutta la curva. Quique Peinado, l'autore, intreccia malinconici ricordi dell'infanzia in un quartiere povero e devastato dall'eroina, cita aneddoti da Bar dello sport e rievoca assolate domenica allo stadio - non senza rispolverare antichi miti caduti in disgrazia - solo per gridare forte il suo amore verso una squadra, orgogliosa di imbracciare la fionda e di combattere come Davide contro i Golia del calcio.

Un'utopia concreta. Le montagne del...

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Nel nord della Siria, nel mezzo di una delle guerre più crudeli dei nostri tempi, centinaia di migliaia di persone stanno conquistando, insieme a istituzioni basate sulla democrazia consigliare e la parità tra uomo e donna, meccanismi di convivenza pacifica tra tutte le etnie e gli orientamenti religiosi del Medio Oriente. Nella primavera del 2017 alcuni redattori di «Lower Class Magazine» hanno viaggiato dalla Germania al Kurdistan e, dopo un soggiorno nella zona montuosa sul confine turco-irakeno, sono entrati nelle pianure del Rojava per mettersi a disposizione della rivoluzione in corso e, soprattutto, per imparare da questa esperienza straordinaria. Così, vivendo sulle montagne insieme alla guerriglia, sperimentando in prima persona il funzionamento del confederalismo democratico nella Siria del Nord, costruendo case e pascolando pecore, indagando sulla provenienza delle armi europee usate contro la popolazione civile e combattendo a Raqqa contro lo Stato Islamico, ha preso corpo questo libro: un diario di viaggio che entra nel vivo dei profondi cambiamenti in corso e che mostra in presa diretta come la Rivoluzione del Rojava stia salutando l'avvento di un'utopia concreta. Prefazione di Anja Flach.

Il nemico è alle porte. L'assedio...

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Vassili era solo un ragazzo quando, nei boschi degli Urali, impara a usare un fucile per difendersi dai lupi. Giovanissimo, non avrebbe mai immaginato che quella stessa arma gli sarebbe servita ad avere la meglio su belve molto più pericolose. Accade per le strade lastricate di sangue di Stalingrado, nel pieno della seconda guerra mondiale, mentre il mondo intero si trova davanti a un bivio: se le armate naziste riusciranno a sopraffare le difese sovietiche, oltre il Volga non ci sarà più terra per nessuno. Consapevole della posta in palio, il giovane Vassili stringe tra le braccia il suo fucile di precisione: l'amore per la madrepatria sovietica e la fedeltà agli ideali della rivoluzione comunista scorrono davanti ai suoi occhi insieme agli affetti più cari, profanati dalla protervia degli uomini di Hitler. Ora dopo ora, il fucile di Vassili - formidabile tiratore scelto - spara e colpisce, fino a diventare un vero e proprio incubo per l'esercito tedesco, fino a dimostrare come la più feroce delle dittature sia solo una tigre di carta di fronte alla determinazione degli uomini animati dai superiori ideali di fraternità e giustizia sociale.

Città in vendita

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Negli anni '60 interi quartieri di Manhattan erano considerati luoghi degradati. Quegli stessi quartieri, oggi, ospitano gli appartamenti più costosi del pianeta. Questo tipo di fenomeno, in realtà, non è affatto esclusivo di New York. Come mostrano gli autori di "Città in vendita", infatti, l'espulsione degli abitanti dei quartieri popolari a vantaggio di classi sociali con maggiore disponibilità economica è un fenomeno che riguarda tutte le città del mondo e che ovunque produce effetti simili. Così, che si parli di Belleville, di el Raval o del Bronx, le attività economiche tradizionali cedono il passo a botteghe alternative e le case già abitate da sottoproletari vengono popolate da manager ed artisti. Per definire un simile cambiamento si parla di "rigenerazione urbana" ma c'è chi preferisce usare il termine "gentrification" affermando come, di fronte al fenomeno del cambiamento nel tessuto sociale, non vi sia alcun "rinascimento urbano" da festeggiare, ma, al contrario, soltanto un nuovo processo speculativo, l'ennesimo grazie al quale i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, emarginati ed esclusi persino dai quartieri in cui sono nati. Prefazione di Daniela De Leo.

L'assassinio di Fausto e Iaio. Quel...

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A quarant'anni dal duplice omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, giovanissimi frequentatori del centro sociale Leoncavallo di Milano assassinati il 18 marzo del 1978, si è resa doverosa una ricostruzione di quel tragico avvenimento, ripercorrendo i fatti sulla base degli atti giudiziari e non solo, con particolare attenzione alle dinamiche dei gruppi armati neofascisti dell'epoca. In questo quadro anche lo sconcerto di un'indagine durata ventidue anni, passata tra le mani di diversi magistrati e conclusasi con un'archiviazione.

Lelio Basso. La ragione militante:...

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Non aveva ancora compiuto 25 anni, Lelio Basso, quando venne tratto in arresto e confinato all'isola di Ponza. La sua "colpa", nel 1928, era quella di essere un convinto antifascista e di comportarsi come tale. Intanto, se allo studioso Lelio Basso si dovrà, tra le tante cose, la diffusione del pensiero di Rosa Luxemburg in Italia, fu grazie alla sua visione della lotta partigiana se la Resistenza guadagnò un respiro di massa. Ancora, per comprendere la complessità e l'importanza del personaggio, è a Lelio Basso, in quanto membro della Costituente, che si devono gli articoli 3 e 49 della Costituzione mentre, da strenuo difensore dei diritti umani quale fu, diede un contributo fondamentale alla fondazione di organismi quali il Tribunale Russell, chiamato a giudicare i crimini statunitensi in Vietnam. Con partecipazione e competenza, Sergio Dalmasso rievoca la vita di Lelio Basso, dà voce alle sue lotte e entra nei particolari del suo lavoro politico, spiegando le rielaborazione bassiana del materialismo storico e restituendo il giusto merito a una delle figure più importanti della storia italiana contemporanea. Prefazione di Piero Basso.

Indiani metropolitani. Politica,...

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Nella storia italiana contemporanea, nessun anno è stato tanto indagato ma meno compreso del 1977. Epilogo di un ciclo di lotte iniziato nel 1968 e destinate e durare ben oltre gli anni Settanta, il '77 raccontato da molti storici e innumerevoli commentatori appare come sospeso tra il fermento di una rivolta esistenziale e l'organizzazione di un profondo cambiamento politico ed economico. In questo modo, per tanti, è stato semplice tirare su quella che resta una storia estremamente complessa, e in fondo non ancora conclusa, una sorta di linea, mettendo da una parte chi militò nella cosiddetta "ala creativa" del movimento, i "buoni", e dall'altra, considerati "cattivi", chi aderì alle componenti più inclini allo scontro frontale con le istituzioni. Rifiutando una simile impostazione, frutto più di una cattiva coscienza di chi la sostiene che non di una qualche evidenza storica, Iacarella indaga sul 1977 restituendo a quel periodo la sua autonomia e riconoscendo nella sua effervescenza il portato di istanze originali e diverse rispetto a quelle inerenti il disagio giovanile o la stessa lotta di classe. Concetti come quello, decisivo, di "desiderio", ma anche drammi come la diffusione dell'eroina, diventano per l'autore la chiave di accesso per raccontare dall'interno le politiche e le poetiche che, in modo particolare, caratterizzarono l'azione degli Indiani Metropolitani e la loro militanza dentro e a volte contro il movimento. Una vicenda discussa e misconosciuta a cui Iacarella dà voce ricorrendo a un altro grande rimosso degli anni Settanta: la pratica dell'analisi collettiva dello psichiatra Massimo Fagioli che, proprio in quegli anni, tentò una difficile ricomposizione di quell'Io che, nella voce di tanti testimoni del movimento, continuò a risuonare come "schizzato" e "dissociato" tanto nei momenti di festa e di condivisione che nei frangenti in cui a imporsi era la durezza della lotta.

Bari, roccaforte dei rivoltosi. Gli...

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Nell'agosto del 1922 a Bari il proletariato insorge. Non è una semplice scintilla, ma un fuoco che divampa inarrestabile. Un fuoco che cova da tempo, forgiato dalle lotte del Biennio Rosso, in un lembo d'Italia in cui gli "ultimi" hanno da sempre alzato la testa. Sulla prima linea delle barricate ci sono gli Arditi del Popolo, l'esercito proletario che vuole difendere la città dall'avanzata delle camicie nere. L'imperativo è difendere Bari, resistere all'arroganza fascista e al suo orizzonte liberticida. Spalla a spalla, comunisti, socialisti, anarchici, repubblicani e sindacalisti decidono di organizzarsi e resistere armi in pugno, perché le camicie nere non devono passare. A partire da un evento "cittadino", Fabio Salandra affronta la storia dimenticata degli Arditi del Popolo, rievocando l'eroica difesa di Bari, senza sottrarsi però a un generale bilancio dell'esperienza ardito-popolare, nei suoi mille rivoli sovversivi come nel dibattito storiografico. Un lavoro di ricostruzione che restituisce - anche grazie a documenti dell'epoca - il generale clima di quegli anni, e che fa luce su una storia troppo spesso dimenticata ma che ha ancora tanto da insegnare.

1968: la rivolta necessaria....

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Prendete migliaia di giovani e concentrateli negli stessi luoghi. Al tempo stesso, a forza di privatizzazioni, di peggioramento delle condizioni lavorative e di tagli alla spesa sociale, private questi giovani di ogni possibilità di identificarsi con una prospettiva futura, condannandoli a un presente che parla di disagio economico e di precarietà. Questa, in effetti, non è altro che una fotografia della condizione studentesca oggi: oltre due milioni di studenti che, tra superiori e università, assistono allo smantellamento dell'istruzione pubblica in un contesto di deprimente erosione di qualunque diritto sociale. Mezzo secolo fa, nel 1968, una situazione per certi versi simile innescò una ribellione senza precedenti, capace di saldarsi con le mobilitazioni operaie nel corso dell'Autunno Caldo e cambiando per sempre, sulla scia di quanto accadeva a livello globale, la società che conosciamo. Ritornando sulla scena di quegli avvenimenti, Nando Simeone scrive una storia inedita dei movimenti studenteschi e giovanili: il 1968, il 1977, ma anche i ragazzi con le magliette a strisce del luglio 1960, i beat e gli hippy dell'area controculturale, i movimenti femministi e, quindi, la Pantera del 1990 e l'Onda Anomala del 2008, senza dimenticare le lotte contro la precarietà in Francia, le primavere arabe o, più indietro nel tempo, i fatti della Comune di Pechino e di piazza Tienanmen. Tutti insieme, questi movimenti, consegnano al presente un patrimonio di teorie e pratiche dell'autorganizzazione, ma anche un tesoro di esperienze potenzialmente capace di saldare ciò che i giovani e gli studenti rappresentano per eccellenza: un blocco sociale degli esclusi che, in vista di un nuovo '68, avrebbe da perdere soltanto le sue catene. Introduzione di Checchino Antonini.

Con ogni mezzo necessario....

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Alla fine degli anni Ottanta, la situazione politica in Italia appare improvvisamente mutata. Soprattutto la prospettiva di un possibile superamento del capitalismo sembra affossata per sempre. Eppure, nonostante le sbandierate pretese di "fine della storia", non è mai mancata una presenza militante di classe, in continuità col grande ciclo di lotte del periodo precedente. In questo volume, parte di un più ampio progetto editoriale dedicato alla ricostruzione dei percorsi rivoluzionari in Italia dalla fine degli anni Ottanta, si raccontano le vite e le lotte di otto militanti, comunisti e anarchici - uccisi in scontri armati, morti "di" carcere o ancora attivi politicamente - interni a percorsi organizzativi politico-militari o ad aree libertarie caratterizzate dall'azione diretta e dall'illegalità contro lo Stato e il capitale. Le biografie di Sergio Spazzali, Edoardo "Baleno" Massari, Mario Galesi, Diana Blefari Melazzi, Luigi Fallico, Marilù Maschietto, Marco Camenisch e Vincenzo Sisi ci parlano di uno scontro di classe che non potrà mai finire, dimostrandoci che per ribaltare la spirale distruttiva connaturata al modo di produzione capitalista la lotta rivoluzionaria resta l'orizzonte necessario e possibile.

Storia del partito comunista...

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Testo principe dell'esperienza del movimento operaio, "Storia del partito comunista (bolscevico) dell'URSS" venne redatto da una commissione del Comitato centrale diretta da Iosif Stalin e pubblicato per la prima volta nel 1938. Il libro affonda le sue radici nel lontano 1883, con l'esplosione delle lotte per l'abolizione della schiavitù della gleba, e, passando attraverso la fondazione del Partito operaio socialdemocratico e la formazione delle frazioni bolscevica e menscevica, culmina con l'esplosione dell'Ottobre rosso e la vittoria della rivoluzione prima di dare la parola alla gigantesca lotta per edificare il socialismo in un paese semifeudale come la vecchia Russia. Con una narrazione animata dagli stessi protagonisti delle vicende insurrezionali sovietiche, "Storia del Partito comunista (bolscevico) dell'URSS" illustra, attraverso le battaglie congressuali, le sfide affrontate e le lotte sostenute, il percorso di un partito capace di porsi alla testa delle masse popolari per mettere in discussione - e cambiare - lo stato delle cose presente.

Le avventure di Layka, cagnetta...

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Cosa ci fa una cagnetta di tre anni nello spazio? E come ha fatto, piccolina com'è, a salire tanto in alto nel cielo da vedere la Terra diventare minuscola come un puntino? A raccontarcelo è proprio lei: Layka, la cagnetta spaziale capace di parlare usando l'alfabeto morse e poi di mettersi alla guida di un razzo per esplorare lo spazio. Sì, perché schivando enormi meteoriti e lanciandosi con il suo paracadute di fortuna, Layka sbarca su un pianeta molto strano chiamato Gora. Un luogo dove nel cielo ci sono due soli e dove i topi hanno otto zampe ma, soprattutto, un mondo dove non esistono né padroni, né servitori, né ricchi, né poveri, dove le guerre sono sconosciute e dove tutti gli esseri viventi sono uguali, quelli che sulla Terra potrebbero essere chiamati "uomini" o "donne" ma anche quelli che, sempre sulla Terra, vengono detti "animali"... c'è n'è abbastanza per restare con la bocca spalancata dalla sorpresa ma le avventure di Layka non finiscono qui. A Gora, infatti, ci sarebbero delle vecchie astronavi abbandonate. E allora perché non aggiustarne una per tornare a trovare i vecchi amici rimasti sulla Terra? Layka sa bene che dall'Universo c'è tanto da imparare. Mica per niente la chiamano "cagnetta spaziale"! Postfazione di Giuseppe Longo.

L'aria brucia. Rivolte, solidarietà...

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Contrassegnato da un tempo percepito come immobile, costretto in uno spazio ristretto e separato rispetto alla società che lo istituisce, il carcere irrompe nella «storia», da cui si vorrebbe isolato, soprattutto grazie all'uso di quel particolare strumento politico che è la rivolta. Un paradigma che, negli anni compresi tra il 1968 e il 1977, assume un valore particolare; per la capacità del carcere di trasformare la protesta sociale in «scuola di rivoluzione», da un lato. Ma anche per i problemi che la repressione, attraverso l'introduzione della differenziazione del regime di detenzione, finisce con il porre alla stagione delle rivolte carcerarie. "L'aria brucia", con dovizia di particolari, ricostruisce quella che alla resa dei conti resta ancora una vicenda oscura, dando un contributo fondamentale alla conoscenza della conflittualità politica e sociale italiana.

L'età dell'oro. Consigli per...

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Non sono pochi quelli che vogliono, disperatamente e "fortissimamente" vogliono, diventare scrittori. A essere in pochi, però, sono quelli a cui è dato di "vedere la luce" in un bar dalle dubbie frequentazioni in quel di Bologna. E, come se non bastasse, di apprendere dalla viva apparizione del divino Andrea Pazienza, «l'unica rockstar del fumetto italiano», i consigli utili a trasformare i propri sogni in realtà. Accade così che Gianluca Morozzi dipani di fronte a Paz il caleidoscopio delle sue passioni. Dalla fantascienza al Bologna FC, dagli scacchi a una letteratura che, per quanto riguarda gli esordi, è fatta di rocambolesche partecipazioni a concorsi letterari e di altrettanto rocambolesche - e numerose - disfatte. Non è un caso che il nostro protagonista si trovi al cospetto di un bivio: diventare "uno scrittore in piena regola" o mettersi a fare il benzinaio. Questo, almeno, è il succo dell'inesorabile diktat paterno che pende sulla testa del buon Moroz. Chi vincerà? Il crudo realismo di casa Morozzi o le inesorabili aspirazioni del nostro autore preferito? Per scoprirlo non resta che prestare ascolto a questi sinceri, appassionati e appassionanti consigli per aspiranti scrittori raccontati al bar Cirenaica al fantasma di Andrea Pazienza. Per il resto non possiamo garantire nulla. Neppure che nessuno scrittore sia stato maltrattato nel corso della redazione di questo libro.

Il Canaro. Magliana 1988: storia di...

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Il 20 febbraio 1988, in una discarica a due passi da via della Magliana, a Roma, viene trovato un corpo carbonizzato e orrendamente mutilato. Appartiene un ex pugile di 27 anni. Per il suo barbaro assassinio verrà condannato un toelettatore di cani, detto "Er canaro", a lungo perseguitato e umiliato dalla vittima. Si compie così la parabola del debole Davide che si rivolta contro Golia il gigante: il più delirante omicidio mai riportato dalle cronache, un delitto senza termini di paragone nella letteratura criminale italiana. Fin dal primo giorno di carcere il Canaro della Magliana inizia a scrivere un memoriale. Vuole comporre il romanzo della sua vita e consegna le prime pagine al magistrato credendo che tutti debbano sapere come ciò che ha fatto non sia altro che la storia di una giusta vendetta. Luca Moretti completa le sparute pagine di quel memoriale grazie a una lunga ricerca documentale. Il risultato è il libro che avete tra le mani. Tutta la verità sul delitto della Magliana. O, detto in altri termini, tutto ciò che il Canaro avrebbe voluto raccontare in un romanzo che - almeno fino a oggi- non ha terminato di scrivere mai.

Brindando coi demoni

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Una pluridecennale carriera alle spalle e il grande merito di aver fondato la new wave italiana agli inizi degli anni Ottanta. Questa è la biografia artistica di Federico Fiumani, il leader dei Diaframma, che qui dà voce alla sua anima inquieta raccontando avventure inconfessabili, sbugiardando i potenti sacerdoti del marketing discografico e ripercorrendo una vita vissuta inseguendo il sogno e la necessità di esprimere se stesso oltre le convenzioni dell'industria culturale. Uno spaccato di verità dedicato al "dietro le quinte" del mondo della musica raccontato con lo stile inconfondibile di Federico Fiumani.

Poema pedagogico

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Nella futura Unione Sovietica, gli eventi rivoluzionari che culminarono nell'Ottobre del 1917 furono, prima di tutto, un momento di rottura radicale con l'immobilismo autocratico che aveva contrassegnato secoli di dominio zarista. Infatti, a una lunga era in cui il destino sociale degli oppressi non poteva offrire possibilità troppo diverse dal nascere servo della gleba per morire servo della gleba, fece seguito un'epoca nuova: un assetto sociale in cui i figli dei carpentieri diventavano astronauti e in cui, dalle grandi metropoli fino ai villaggi più remoti, l'istruzione sarebbe stata a portata di mano per milioni di bambini e bambine, altrimenti destinati a un lavoro precoce e schiavile. Anche rispetto agli adulti, contadini o operai non importa, le occasioni di una formazione continua non sarebbero mancate e, il tutto, grazie al dispiegamento di un potere popolare capace di sottrarre il campo dei «diritti» al dominio della merce, luogo in cui lo Stato borghese lo aveva, di fatto, confinato. Anton S. Makarenko vive e lavora nel cuore di simili stravolgimenti. E se l'essere umano poteva dirsi frutto della società in cui era accolto, il pedagogista sovietico studia in tempo reale la necessità di fare della libertà un bene comune e della disciplina uno strumento che, estrapolato da qualunque ordine del discorso repressivo, avrebbe potuto mettere l'individuo nelle condizioni di affrontare il processo dialettico che lega il sé all'altro in una prospettiva collettiva.

La battaglia di Cable Street. La...

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Subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale, insieme alla pacificazione imposta dall'ordine capitalista e alle mancate epurazioni di fascisti e nazisti dai ruoli-chiave che occupavano prima della guerra (e che continuarono a occupare dopo), iniziò a farsi strada una comoda interpretazione revisionista della storia contemporanea. Secondo questa vulgata, infatti, l'età dei fascismi poteva essere archiviata come se si stesse parlando di una malattia, un virus che, per ragioni oscure, aveva colpito nazioni come l'Italia e la Germania, a causa di una presunta assenza di anticorpi democratici in simili paesi. Le cose, in realtà, andarono in maniera diversa. E che il fascismo non fu - e non è - altro che una risposta con la quale il capitalismo affronta le ristrutturazioni imposte dalle crisi a cui è periodicamente soggetto, è dimostrato da un contesto come quello britannico e dalla spettacolare affermazione che, anche in terra d'Albione, ebbe una formazione come la British Union of Fascists di sir Oswald Mosley, seriamente intenzionata a imporre a Londra lo stesso regime razzista, totalitario e corporativo già in vigore a Roma e a Berlino. Sostenute da importanti organi di informazione, coperte dall'ambiente conservatore e finanziate da ricchi industriali oltre che dallo stesso partito di Mussolini, le camice nere di Mosley imperversarono nell'Inghilterra degli anni trenta senza trovare in alcun ambito istituzionale o legale un vero argine contro le loro azioni. La sorte dei fascisti britannici, al contrario, venne sconvolta dal basso e, in modo particolare, grazie a una decisiva azione di piazza. Correva il 4 ottobre del 1936, infatti, quando una corale azione di popolo attaccò le camice nere di Mosley nel corso di una manifestazione organizzata a Cable Street, sbaragliando i fascisti insieme alle forze dell'ordine accorse in loro difesa. Quella giornata, le cui vicende sono ricostruite da Silvio Antonini in questo libro, fu determinante perché, dimostrando come soltanto fuori dalle istituzioni è possibile combattere e vincere i movimenti di estrema destra, segna idealmente la nascita dell'antifascismo militante europeo.

Carne da macello. Le lotte degli...

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Guadagnano stipendi da fame eppure subiscono turni di lavoro massacranti. Non godono di alcuna garanzia contrattuale ma sulle loro spalle ricade l'intero peso di settori strategici dell'industria italiana. Vengono denunciati, aggrediti e diffamati e, ciò nonostante, non passa giorno che la loro organizzazione cresca, che i loro scioperi siano sempre più partecipati e che le loro azioni non obblighino nuove aziende a sospendere il regime di sfruttamento e arbitrarietà a cui sono costretti un numero enorme di lavoratori e lavoratrici in Italia. Dedicato agli operai protagonisti di un'intensa stagione di riscatto collettivo, questo libro-inchiesta è dedicato alle loro lotte e ai diritti che uomini e donne provenienti da ogni parte del mondo hanno saputo conquistare «a spinta». Allo stesso tempo, nelle pagine di "Carne da macello", s'indaga sulla fitta rete che prova a stringere intorno ai sindacati conflittuali le maglie di un assurdo teorema repressivo, nel tentativo - come testimonia quanto avvenuto nel modenese dopo le mobilitazioni dei lavoratori del settore carni - di attaccare e mettere in discussione una volta per tutte le conquiste dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia. Al testo, scritto in presa diretta rispetto alle decine di picchetti che ogni giorno bloccano i principali poli logistici reclamando reddito e dignità, è allegato il documentario "Fino alla vittoria" che racconta con le immagini i volti e le storie dell'opposizione operaia alle politiche di austerità.

Ostia! Romanzo di una periferia

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Ostia! Qualcosa di più di una semplice bestemmia, una terra magica alla foce del Tevere, distesa sul mare come una meretrice datata e trafitta come un Cristo da una ferrovia che l'attraversa. Non può esistere delazione su questa terra, c'è il rischio di impantanarsi continuamente nella narrazione, di mutarsi da narratore in narrato, di muovere dalla diegesi alla mimesi, è questo che ci spinge a rimanere, l'idea di poter schioccare le dita, un giorno, se solo volessimo, o forse la consapevolezza di essere anche noi, semplicemente, parte di questa grande storia. Questo è il romanzo della nostra terra raccontato dalle voci di chi a Ostia è nato o ha deciso di vivere; perché noi non siamo mai andati via, da qui veniamo ed è da qui che dobbiamo proseguire, perché una terra non raccontata è una terra che non esiste.

Rino Gaetano. Il figlio unico della...

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Trentuno anni, sei dischi e tra "Tu, forse non essenzialmente tu", prima traccia dell'LP "Ingresso libero" (1974) e "Scusa Mary", l'ultimo titolo di "E io ci sto" (1980), decine di pezzi destinati a cambiare la musica leggera italiana, proponendosi come colonna sonora di un immaginario collettivo ben più ampio rispetto a quello contrassegnato dal tempo in cui Rino Gaetano scrisse e interpretò le sue canzoni. Ma chi era Rino Gaetano? Quali furono le fonti della sua ispirazione? A chi parlava la poetica trasgressiva e struggente che attraversa il suo lavoro? E per quali motivi il suo stile, profondo e disincantato al tempo stesso, contribuì a renderlo con il tempo un personaggio tanto popolare quanto scomodo? Ripercorrendo la storia del cantautore nato a Crotone e cresciuto a Roma, Yari Selvetella dedica a Rino Gaetano una biografia dove la vita dell'artista - stroncata da un discusso incidente d'auto il 2 giugno del 1981 - s'intreccia con quella delle sue opere in un libro per conoscere o riscoprire il figlio unico della canzone italiana.

Calciatori di sinistra. Da Sócrates...

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Il calcio è una cosa seria, molto spesso più vicina alla politica di quanto si possa pensare. Questa raccolta di storie lo conferma: in ogni epoca e luogo ci sono stati calciatori che non hanno avuto paura di svelare il proprio impegno, anche fuori dal rettangolo di gioco. Da Agustin Gómez Pagola - inviato in Unione Sovietica durante la guerra civile spagnola e poi diventato agente del Kgb - al più famoso Sócrates, colonna della nazionale brasiliana degli anni Ottanta. La politica è entrata in campo attraverso gesti coraggiosi come quello di Carlos Humberto Caszely, bomber cileno che si rifiutò di stringere la mano a Pinochet, o romantici come la fuga dal calcio di "Javi" Poves, che alla notorietà ha preferito una vita in giro per il mondo; ma anche grazie a personalità insospettabili, come Vicente del Bosque, David Villa, Lilian Thuram e Vikash Dhorasoo, e tra gli italiani Cristiano Lucarelli, Damiano Tommasi, Riccardo Zampaglia, Paolo Sollier. Spaziando dal Sudamerica alla Russia, dalla Spagna all'Italia, Peinado offre una panoramica completa sui "calciatori di sinistra" attraverso il racconto delle storie e dei conflitti che hanno segnato le loro vite.

Italia Skins. Appunti e...

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Dalla Gran Bretagna del 1969 all'Italia della metà degli anni '80, il salto è notevole. Un filo rosso, però, riesce sia a colmare le distanze che a disegnare percorsi assolutamente originali. Si può parlare di anfibi e bretelle se si resta sul terreno dello stile, del genere Oi! se si affronta l'argomento da un punto di vista musicale, ma, per affrontare il discorso in modo organico, è alla scena skinhead nel suo complesso a cui bisogna fare riferimento. Questo il presupposto che muove la scrittura di "Italia Skins": un libro che, partendo dalle radici storiche del culto (non solo) giovanile meno compreso e più diffamato di tutti i tempi, concentra la sua attenzione su un periodo cruciale per l'evoluzione della scena italiana, ricostruendo storie perdute di band, crew, fanzine e concerti e, soprattutto, indagando insieme ai protagonisti alcuni nodi cruciali per l'evoluzione della scena. Dal rapporto con la politica a quello con l'alcol e con le droghe, Flavio Frezza affronta con orgoglio e senza tabù la storia delle teste rasate italiane, tracciando un percorso insidioso su cui, però, svetta un'unica sicurezza: «Non c'è niente come essere uno skin».

Bobby Sands. Vita di un eroe

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C'è una ferita nel cuore dell'Europa. Una vicenda che racconta di continui soprusi ai danni di un intero popolo. Si parla della colonizzazione britannica dell'Irlanda. Un atto violento contro cui si sono schierate intere generazioni, unite da un sogno capace di consegnare al mondo le parole: «Il nostro giorno verrà». A pronunciare un simile motto, Bobby Sands, nato nel 1954 e, appena diciottenne, già devoto alla causa dell'indipendenza irlandese. Arrestato una prima volta nel 1972, era rinchiuso nei famigerati Blocchi H quando si mise alla testa di una protesta clamorosa: uno sciopero della fame indetto per costringere le autorità inglesi a riconoscere lo status di prigionieri politici ai detenuti irlandesi. Quello sciopero venne portato avanti per 66 lunghissimi giorni e si concluse con la morte dello stesso Sands e di altri 9 compagni di lotta. «È la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà»: queste furono le parole che il ragazzo di Belfast consegnò alla storia. E questa storia è la protagonista del graphic novel con cui Gerry Hunt ricostruisce in modo fedele gli avvenimenti nordirlandesi, rendendo un tributo alla vita e alla lotta di Bobby Sands.