Crimini di guerra

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Le querce di Monte Sole. Vita e...

Gherardi Luciano
EDB

Disponibile in libreria in 3 giorni

25,00 €
Uomini come querce, quelli delle comunità che morirono per mano nazista tra Setta e Reno, nel territorio del comuni di Marzabotto, Grizzana, Monzuno e Vado, sull'Appennino bolognese, nei tragici mesi di settembre e ottobre 1944. La voce del narratore attinge fin dove è possibile a fondi d'archivio, documenti familiari, testimonianze incrociate, sullo sfondo di una ricerca socio-ambientale che, soprattutto dopo gli anni '70 del secolo scorso, è venuta affermandosi per un'autentica collocazione della Resistenza. Tuttavia, è quasi sempre mancato un riferimento contestuale alla comunità di fede che, specialmente nelle zone montane, ha assunto un ruolo di vero soggetto di quella emergenza. L'autore realizza ab intra la doverosa restituzione di una sopravvivenza non effimera all'umile gente di Monte Sole e ai suoi valori. Il saggio introduttivo di Giuseppe Dossetti estende ad extra la riflessione sulle comunità martiri dell'antico Plebanato di Caprara, considerando gli interrogativi della storia europea nell'età del Terzo Reich e i temi di resistenza e risposta della coscienza cristiana.

L'Amnistia Togliatti. 1946. Colpo...

Franzinelli Mimmo
Feltrinelli

Disponibile in libreria in 5 giorni

15,00 €
Lo spartiacque nel decisivo passaggio tra dittatura e democrazia, per chiudere i conti con il ventennio mussoliniano e punire gli artefici della dittatura, è l'amnistia Togliatti. Emanata il 22 giugno 1946 per celebrare la nascita della Repubblica italiana, prende il nome dal segretario del Partito comunista, Palmiro Togliatti, che la firmò quale ministro della Giustizia del governo De Gasperi. Ispirata all'esigenza di pacificazione, si è però trasformata - per l'interpretazione estensiva fornita della magistratura - in un generalizzato perdono, applicato anche a torturatori e ad assassini. Piero Calamandrei definì l'amnistia un clamoroso errore della nuova classe dirigente italiana, gravido di conseguenze. Il mancato accertamento giudiziario dei crimini fascisti ha infatti determinato un enorme vuoto di conoscenze sulle dinamiche repressive del regime e della Repubblica sociale italiana. A una simile mutilazione, così rilevante sulla formazione dell'immaginario collettivo, può oggi porre parziale rimedio la ricerca storica, sulla base di non facili indagini d'archivio. L'approfondita inchiesta di Franzinelli ricostruisce al meglio proprio quell'Italia lacerata dalla lotta politica, con cento drammatici episodi che riaffiorano dai carteggi giudiziari.

La caccia. Io e i criminali di guerra

Del Ponte Carla
Feltrinelli

Non disponibile

20,00 €
Nessuno avrebbe immaginato, alla fine degli anni ottanta, con la caduta del Muro di Berlino, che l'Europa avrebbe conosciuto di nuovo il dramma della guerra civile e del genocidio. Di lì a poco, invece, la dissoluzione della ex repubblica federale iugoslava avrebbe scatenato una serie di conflitti che avrebbero insanguinato tutti gli anni novanta. Eccetto la Slovenia, in rapida sequenza Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo avrebbero acceso una guerra civile che avrebbe toccato punte di intensità drammatica, come per certi versi testimonia la strage di Srebenica ai danni di settemila bosniaci musulmani. Per giudicare i criminali di guerra, l'Onu nel maggio 1993 decide di istituire, all'Aja, un vero e proprio tribunale. Si tratta della prima corte istituita in Europa a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. L'incarico di pubblico ministero viene affidato a Carla Del Ponte. Il suo lavoro presso i tribunali delle Nazioni Unite ha permesso l'arresto e la conduzione in giudizio di decine di persone accusate di genocidio e altri crimini di guerra, tra cui Slobodan Milosevic, presidente della Serbia, e di istruire prove contro due tra i ricercati più importanti al mondo, Radovan Karadzic e il generale Ratko Mladic, accusato del massacro di Srebenica.

I conti con il passato. Vendetta,...

Portinaro Pier Paolo
Feltrinelli

Non disponibile

22,00 €
La ricerca di una via d'uscita negoziata dai regimi oppressivi o dalle guerre civili del passato è diventata una delle preoccupazioni prioritarie della politica, interna e internazionale, in età contemporanea. Non è sempre stato così. Di norma, nella storia, alla fine di periodi di convulsione erano parse percorribili solo due strade opposte: la brutale resa dei conti, cioè la vendetta, oppure l'oblio e l'amnistia, vale a dire la clemenza. Ai quattro angoli del mondo le ultime generazioni hanno sempre più spesso fatto esperienza di altre modalità di chiusura dei conti con il passato: quella della via giudiziaria dei processi penali internazionali, indirizzati a punire i maggiori responsabili di crimini e violenze indiscriminate, e quella delle commissioni verità e riconciliazione, che, facendo luce sulle varie forme di "macrocriminalità di stato", dovrebbero creare le condizioni per il ristabilimento di quel minimo di reciproca fiducia necessaria alla convivenza civile. L'alternativa tra il chiudere i conti con il passato senza averli fatti e il fare i conti con il passato senza mai chiuderli incombe così sempre sui processi di transizione, alimentando tanto l'assunzione morale di responsabilità collettive quanto la politicizzazione della memoria.

Il processo Eichmann

Lipstadt Deborah E.
Einaudi

Disponibile in libreria in 3 giorni

27,00 €
L'11 aprile 1961 il teatro di Beit Ha'am, a Gerusalemme, era gremito. Più di settecento persone riempivano la sala per il processo intentato ad Adolf Eichmann, accusato di essere il principale ufficiale operativo della "soluzione finale". I giornali di tutto il mondo riportavano notizie sull'evento. Le reti televisive americane mandavano in onda trasmissioni speciali. Non si trattava del primo processo per crimini di guerra nazisti. Eppure c'erano più giornalisti a Gerusalemme di quanti ne fossero andati a Norimberga. Per quale motivo questo processo era diverso da quello condotto dai tribunali di Norimberga, dove erano state processate figure molto più in vista della gerarchia nazista? Mentre il mondo continua a confrontarsi con la realtà del genocidio nazista e a riflettere sul destino di coloro che sono sopravvissuti, il processo Eichmann è divenuto una pietra di paragone per i giudizi successivi, un'impalcatura legale, morale e giudiziaria per confrontarsi con il male nella sua forma più incomprensibile. Deborah E. Lipstadt riesce a raccontarlo contemperando un'avvincente capacità narrativa con una sicura prospettiva storiografica. Lipstadt svincola il processo Eichmann dalla polarizzante presenza di Hannah Arendt, senza ignorarla, ma recuperando alcuni aspetti essenziali della vicenda: da un lato il risveglio, tardivo, della consapevolezza mondiale nei confronti dell'ampiezza della Shoah; dall'altra l'essere un momento nodale della storia di Israele.

I crimini di guerra tedeschi in...

Gentile Carlo
Einaudi

Non disponibile

45,00 €
Dall'estate del 1943 alla primavera del 1945, mentre la Wehrmacht arretra dal Sud al Nord Italia e il nuovo fronte della resistenza prende corpo, il Terzo Reich scatena la violenza delle sue truppe sulla popolazione civile. Uomini, donne e bambini diventan

Foibe. Una storia d'Italia

Pirjevec Joze
Einaudi

Non disponibile

32,00 €
Il sanguinoso capitolo delle "foibe", legato alla fine della seconda guerra mondiale, che vide "regolamenti di conti" dappertutto in Europa dove s'era manifestata una qualche Resistenza, sarebbe stato da tempo relegato nei libri di storia come una delle vicende minori di quella mattanza mondiale che pretese cinquanta milioni di vite umane. Dato però che si colloca in una realtà mistilingue in cui le opposte idee sulle frontiere "giuste" sono state a lungo in conflitto tra loro, esso è ancor vivo nella memoria collettiva dell'area giuliana e ancora sfruttabile a fini politici interni e internazionali. Sebbene il contenzioso sulle frontiere sia stato risolto attraverso un lungo e articolato processo diplomatico [...], esso non si è ancora risolto nelle menti e nei cuori delle popolazioni interessate. E stato anzi rinfocolato dalla crisi della Jugoslavia negli anni Ottanta e dal suo successivo sfacelo, con l'emergere dalle sue rovine di nuove realtà statali, la Repubblica di Slovenia e quella di Croazia soprattutto. Il contemporaneo crollo del Muro di Berlino e i suoi contraccolpi sulla politica interna italiana, con la scomparsa dei vecchi partiti e l'emergere di nuovi, provocò nella Penisola una crisi d'identità e di coesione nazionale, alla quale le forze di destra e quelle di sinistra pensarono di rispondere facendo ricorso allo strumento più ovvio e tradizionale: quello del nazionalismo.

Nazisti in fuga. Intrighi...

Petacco Arrigo
Mondadori

Non disponibile

19,00 €
Com'è stato possibile che tanti criminali nazisti siano fuggiti dall'Europa dopo la seconda guerra mondiale? La loro scomparsa ha alimentato le ipotesi più fantasiose, a partire dall'idea che lo stesso Hitler fosse scappato con un sommergibile rifugiandosi in Patagonia. Arrigo Petacco ricostruisce le reali vicende di questi terribili aguzzini attraverso un racconto ricco di sorprendenti e poco noti retroscena. La loro fuga, pianificata fin dalle ultime fasi del conflitto, fu favorita dalla guerra fredda che indusse le potenze occidentali a chiudere in fretta i conti con il passato. In un groviglio di inconfessabili interessi che coinvolgeva la Cia e il Vaticano, ebbero un ruolo centrale alti prelati come il "vescovo nero", l'austriaco Alois Hudal, già uomo di fiducia del Führer. Grazie a queste protezioni e a un'efficiente organizzazione clandestina denominata "Odessa", numerosi scherani del Reich, mimetizzati in un improbabile saio francescano, imboccarono un tortuoso percorso attraverso l'Italia, detto "Ratline", "via dei topi", o "via dei monasteri" perché ricevevano asilo nei conventi, per raggiungere Genova. Da lì, provvisti dalla Caritas di passaporti rilasciati dalla Croce Rossa, potevano agevolmente imbarcarsi verso destinazioni lontane. Molti trovarono ospitalità in Sudamerica, in particolare nella compiacente Argentina di Perón, ma anche i Paesi arabi, come la Siria, nel segno del comune odio antiebraico aprirono le porte ai macellai del nazismo.

Mentre il mondo stava a guardare....

Arbia Silvana
Mondadori

Non disponibile

17,50 €
Che cosa può spingere una donna magistrato a lasciare un incarico prestigioso alla corte d'appello di Milano per andare in Ruanda, uno degli angoli più martoriati del pianeta? Per Silvana Arbia è stato il desiderio di giustizia. E la speranza di poter almeno in parte riparare a un imperdonabile torto. Nel 1994, quando quasi un milione di persone, in maggioranza tutsi di ogni censo ed età, veniva letteralmente fatto a pezzi a colpi di machete dagli hutu, allora al potere, in quello che resta uno dei peggiori e più truculenti genocidi mai compiuti nella storia dell'umanità, il mondo era rimasto a guardare. Se allora era stata commessa un'ingiustizia, la diffusione di un nuovo concetto di diritto internazionale che persegue i crimini internazionali quali genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra poteva risarcire le vittime punendo i colpevoli e ristabilendo la verità. Oggi Silvana Arbia è registrar (capo della cancelleria) della Corte penale internazionale (International Criminal Court) che si occupa di questioni che hanno a che vedere con situazioni delicatissime in paesi critici come la Libia e il Sudan, oltre che la Repubblica democratica del Congo e altri ancora. Ma per quasi nove anni, fino al 2008, ha lavorato come procuratore e poi chief of prosecutions presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda (TPIR). Questo libro è il racconto di quel periodo e del cammino che la giustizia internazionale da allora ha fatto per combattere i crimini contro l'umanità.

La sponda violata. Stupri di guerra...

Dini Sergio
Ugo Mursia Editore

Disponibile in libreria in 3 giorni

18,00 €
Dall'età classica alla recente guerra in Afghanistan, il corpo della donna è sempre stato oggetto di contesa, ma anche campo di battaglia e non è mai stato risparmiato dalla crudeltà degli eventi. Anche nella Grande Guerra, che pure segue la Belle Époque, il corpo della donna è oggetto di violenze e sopraffazioni: questo lavoro ripercorre i mesi successivi a Caporetto nei territori invasi e le conseguenze, anche giudiziarie, nelle vite delle donne vittime di stupri e dei loro figli, spesso soppressi nell'immediato o abbandonati al loro destino. Le minime - e al contempo immense - esperienze personali si intrecciano con la grande Storia e ammoniscono il lettore sulle sciagure che sempre la guerra porta con sé.

La colpa di esser minoranza

Battaglia Rinaldo
Ali Ribelli Edizioni

Disponibile in libreria in 3 giorni

15,00 €
La colpa di esser minoranza è una raccolta di tragedie e crimini contro l'umanità, alcuni poco noti e volutamente dimenticati. Tragedie sbiadite, sfuocate, confuse nella mente, perse nella nebbia del tempo. Lette con attenzione e senza pregiudizi risultano attorcigliate tra loro come fili di lana in una maglia; un'unica grande tragedia umana: quella della guerra, della violenza, della crudeltà e dell'odio razziale. E su tutte un unico comune denominatore: chi versa il sangue, indipendentemente dal luogo o dal momento storico, dal credo politico o dal colore della pelle, ieri come oggi, è sempre chi si trova dalla parte "sbagliata" della strada, per la sola ed unica "colpa di esser minoranza".

Terre di sangue. L'Europa nella...

Snyder Timothy
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Disponibile in libreria in 3 giorni

15,00 €
14 milioni di morti. Questa la cifra che da lettori di Timothy Snyder ricorderete dopo aver avuto modo di indagare a fondo le nuove fonti e i moderni studi a sostegno della documentazione di cui lo storico di Yale si serve per reinterpretare in modo originale tutti gli episodi apparentemente noti della Seconda guerra mondiale, ma stavolta come separate sfaccettature di un fenomeno unico. L'Olocausto e le stragi della guerra sono di norma associati ai soli eventi accaduti nei campi di concentramento, ma in questo testo la volontà dello storico è quella di puntare la lente di ingrandimento su diversi protagonisti, vittime e luoghi del conflitto. Le terre di sangue non sono una semplice definizione metaforica ma stanno a identificare delle precise zone geografiche, quei territori dell'Europa centro-orientale, tra Ucraina, Bielorussia, Polonia e stati baltici, dove, tra il 1940 e il 1943, si sono intrecciate le politiche sanguinarie di Hitler e Stalin, oggetto di attacchi contro civili e prigionieri politici, i luoghi in cui i regimi più dittatoriali d'Europa si sono scagliati con la maggiore ferocia. Un saggio in cui la fedeltà della ricostruzione storica non implica la rinuncia all'elemento umano, restituendo con questa trattazione dignità alle vittime e alla loro soggettività, impedendo di pensare a queste persone come a soli numeri. Un'analisi storica che infrange ogni stereotipo e prova a insegnarci a fare ciò che ogni libro dovrebbe: guardare le cose in modo differente.

...E la civetta cantò. Eccidio del...

Pucci Elisabetta
Ibiskos Ulivieri

Disponibile in libreria in 3 giorni

15,00 €
La complessità di questo libro risiede nella capacità del lettore di interpretare i vari personaggi che si alternano per dare corpo e storia alla semplice e povera vita di paese nella prima metà del Novecento. E non solo. Le pagine fitte di vita vissuta danno un visione particolareggiata dei cinque anni di guerra visti con gli occhi di una ventenne. E non solo. Questo libro racchiude in se, come uno scrigno, la terribile strage del 23 agosto 1944 avvenuta in un'area depressa e acquitrinosa della provincia di Pistoia. Eccidio del padule di Fucecchio. Una zona profondamente segnata da quel massacro di oltre settant'anni fa. I testimoni rimasti si contano adesso sulle dita di una mano. La protagonista della storia aveva 19 anni quando Mussolini annunciò la dichiarazione di guerra. I suoi ricordi sono lucidi e precisi e li ha raccontati con singolare schiettezza.

L'innocenza del Male. Il volto...

Rampoldi Guido
Laterza

Non disponibile

14,00 €
Inviato speciale ed editorialista per il quotidiano "La Repubblica", Guido Rampoldi firma questo libro, insieme racconto e reportage, saggio e cronaca che ha lo scopo di smascherare l'innocenza del male, quello degli esecutori materiali e quello dell'indifferenza di chi dovrebbe condannare. Tesi di fondo del libro è che quasi tutte le società stigmatizzano lo sterminio come il male assoluto, il crimine contro l'umanità, ma al tempo stesso lo utilizzano come una tecnica politico-militare di grande efficacia e successo.

Gli imputati di Norimberga. La vera...

Davidson Eugene
Newton Compton Editori

Non disponibile

12,90 €
Il processo di Norimberga ha rappresentato la migliore risposta ai crimini del Terzo Reich? Si è trattato veramente di un processo equo, considerato che gli imputati si sono difesi affermando che nel compiere le orribili nefandezze di cui sono stati accusati stavano servendo il proprio Paese ed eseguendo ciò che era stato loro ordinato di fare? Come mai i tedeschi e la Germania si sono resi responsabili di tante atrocità? Eugene Davidson ha cercato di rispondere a queste e a moltissime altre domande esaminando ognuno dei ventidue imputati. La conclusione, riluttante ma al tempo stesso ferma, è che "in un mondo di complesse relazioni umane in cui viene fatta una giustizia sommaria comunque preferibile al linciaggio o alla fucilazione, il processo di Norimberga dovrebbe essere difeso in quanto evento politico". Alcune sentenze sono sembrate troppo severe, ma nessuna è stata certo più dura delle pene inflitte a persone innocenti dal regime che gli imputati servivano. Dal punto di vista legale le decisioni prese dal tribunale militare internazionale di Norimberga non sono certo ineccepibili, ma rappresentano il primo tentativo di mettere sotto accusa chi, forte del proprio potere, si è macchiato di crimini contro l'umanità, nonché una testimonianza storica di enorme portata, da preservare per le generazioni future.

Caccia alle SS. La guerra spietata...

O'Reilly Bill
Sperling & Kupfer

Disponibile in libreria in 5 giorni

19,90 €
La caccia alle SS inizia negli ultimi giorni di vita del Reich, quando molti gerarchi riescono a fuggire, procurandosi nuove identità. L'immensa documentazione raccolta dagli Alleati durante il processo di Norimberga dimostra le responsabilità di centinaia di nazisti che hanno occupato posti chiave nell'organizzazione dei campi di sterminio. Sono prove scioccanti, che spingono un gruppo disparato e determinato di persone a proseguire le indagini anche dopo che le sentenze sono state emesse. Tra di loro c'è Benjamin Ferencz, un ufficiale americano incaricato come pubblico ministero in uno dei procedimenti secondari; Fritz Bauer, un avvocato tedesco perseguitato per le sue origini ebraiche; alcuni agenti del Mossad; un sopravvissuto ai campi di internamento e altre vittime indirette dell'Olocausto. Il lavoro investigativo diventa sempre più difficile. Ma le tenaci ricerche, che proseguiranno per quarant'anni, e gli inesorabili inseguimenti dei cacciatori di nazisti porteranno alla sbarra diversi criminali. Gli autori ricostruiscono alcuni momenti ed episodi storici cruciali: la fuga e l'arresto in Bolivia di Klaus Barbie, il «boia di Lione»; il piano dell'intelligence israeliana per rapire Adolf Eichmann, nascosto in Argentina, e trasferirlo a Gerusalemme; la sparizione di Josef Mengele in Brasile. Precisamente documentato e dettagliato, questo libro è allo stesso tempo una lettura appassionante e l'occasione per ripercorrere la formidabile campagna che ha coinvolto polizia e intelligence di mezzo mondo per assicurare alla giustizia i peggiori criminali della Storia.

Italiani, brava gente?

Del Boca Angelo
Neri Pozza

Non disponibile

12,00 €
"Italiani, brava gente"? Non la pensa così lo storico Angelo Del Boca che ripercorre la storia nazionale dall'unità a oggi e compone una sorta di "libro nero" degli italiani, denunciando gli episodi più gravi, in gran parte poco noti o volutamente e testar

Crimini di guerra. Storia e memoria...

Stramaccioni Alberto
Laterza

Disponibile in libreria in 3 giorni

12,00 €
Crimini di guerra sono stati perpetrati in Italia fin dall'Unità con la repressione del brigantaggio e altri sono stati commessi da italiani già a partire dalle spedizioni coloniali in Africa Orientale e in Libia. Ma è soprattutto durante il ventennio fascista che l'Italia si rende responsabile della violazione dei più elementari diritti umani nelle guerre in Etiopia, Somalia, Spagna e - ancor più - nel corso della seconda guerra mondiale. In particolare, tra il 1940 e il 1943, insieme alla Germania, è protagonista di numerosi eccidi di civili in Jugoslavia, Grecia, Albania, ma anche in Russia e in Francia. Poi, tra il 1943 e il 1945, il nostro paese subisce stragi efferate a opera dei nazisti, sostenuti dai fascisti della Repubblica di Salò. Per questo motivo, l'Italia viene a trovarsi nella particolare situazione di essere considerata responsabile e vittima di crimini di guerra al punto da impedirle, nei decenni successivi, di riconoscere tanto le responsabilità dei propri soldati in Africa Orientale e soprattutto nei Balcani, così come di perseguire i nazifascisti colpevoli delle stragi compiute sul suo territorio. Questa vera e propria strategia politica di occultamento ha subito un parziale ripensamento solo dopo la fine della guerra fredda. Dal 2005 a oggi sono state emesse numerose sentenze che hanno contribuito a rinnovare il rapporto tra storia e memoria su una delle questioni più tragiche e controverse della storia nazionale.

Nazisti in fuga. Intrighi...

Petacco Arrigo
Mondadori

Disponibile in libreria in 3 giorni

13,00 €
Com'è stato possibile che tanti criminali nazisti siano fuggiti dall'Europa dopo la seconda guerra mondiale? La loro scomparsa ha alimentato le ipotesi più fantasiose, a partire dall'idea che lo stesso Hitler fosse scappato con un sommergibile rifugiandosi in Patagonia. Arrigo Petacco ricostruisce le reali vicende di questi terribili aguzzini attraverso un racconto ricco di retroscena. Fra intrighi spionistici, ricatti, tradimenti, gerarchi travestiti da francescani e catture romanzesche, viavai di navi e sommergibili carichi di fuggiaschi e di tesori trafugati, Petacco rievoca in tutta la loro portata gli orrori della Shoah, mettendo al tempo stesso in guardia dai fantasmi sempre incombenti dell'antisemitismo.

La via della pace

Hanayama Shinsho
Oaks Editrice

Disponibile in libreria in 3 giorni

25,00 €
Dopo la sconfitta dell'esercito imperiale, tragedia resa ancora più drammatica dalle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, l'America rinchiude generali, ministri e semplici soldati giapponesi in una squallida prigione in attesa del processo. Tutti i prigionieri di guerra, che verranno giudicati e condannati nel Processo di Tokyo, affidano al cappellano del carcere le loro volontà, i loro ricordi e la loro aspirazione a una vera pace, testimonianze qui pubblicate integralmente. Introduzione di Manlio Triggiani.

La grande menzogna. Tutto quello...

Gigante Valerio
Dissensi

Non disponibile

15,00 €
Lo sapevate che mentre i cappellani militari italiani - a cui venne proibito di utilizzare la parola "pace" - benedivano le armi che servivano a uccidere o intonavano Te Deum di ringraziamento per le stragi perpetrate nei confronti dei nemici, plotoni di prostitute venivano inviate dagli Stati maggiori al fronte per tenere alto il morale della truppa? Che nonostante la martellante propaganda e l'esaltazione dell'eroismo dei soldati, suicidi, automutilazioni, disturbi mentali di ogni tipo e alcolismo erano tra i fenomeni più diffusi tra i militari in trincea? Che le mazze ferrate erano tra gli strumenti in dotazione agli eserciti per finire come bestie al macello i soldati agonizzanti, specie dopo aver usato contro di loro i gas asfissianti? Che i fanti che esitavano a lanciarsi all'assalto del nemico venivano trucidati dai carabinieri appostati alle loro spalle? Che per essere fucilati bastava anche solo tornare in ritardo dopo una licenza, oppure venire sorpresi a riferire o scrivere una frase ingiuriosa contro un superiore? E che ai prigionieri di guerra italiani, considerati vili, imboscati e disertori, il nostro governo, unico tra i Paesi belligeranti, non inviò alcun aiuto che ne alleviasse le terribili condizioni di detenzione? Questo libro - in una nuova edizione ampliata dopo quella del 2015 - vuole invece raccontare in maniera documentata e rigorosa, ma con un ritmo agile e un approccio adatto anche ai "non addetti ai lavori", alcune delle questioni meno conosciute e più controverse dell'ingresso, della partecipazione e della memoria della "grande guerra" degli italiani. Un "antidoto" alle celebrazioni retoriche ed acritiche del centenario della fine della I guerra mondiale. Un invito a una memoria generatrice di coscienza, che sia strumento per leggere il presente e soprattutto produrre futuro. Il più possibile diverso dal passato che ancora grava, pesantemente, sulle nostre spalle.

La conta dei salvati. Dalla Grande...

Bravo Anna
Laterza

Disponibile in libreria in 5 giorni

16,00 €
Si parla e si scrive molto di guerre, di eccidi e di violenze. È il racconto del sangue versato. Ma non saremmo qui se qualcuno non avesse lavorato per risparmiare il sangue. Persone e gruppi, come quei soldati della Grande Guerra che concordavano tregue fra le trincee opposte. Popoli che misero in salvo i loro concittadini ebrei o che nascosero e protessero migliaia di militari sbandati e di prigionieri di guerra. Diplomazie e governi che hanno tramato la pace, non sempre la guerra. Senza Mandela e Tutu non ci sarebbe stata una transizione pacifica in Sudafrica, senza King un così forte movimento per i diritti civili, senza il Dalai Lama una nonviolenza tibetana, senza Ibrahim Rugova una kosovara e, soprattutto, una nonviolenza tout court senza Gandhi. "La conta dei salvati" è dedicato a queste storie. Storie molto diverse per le caratteristiche e per l'attenzione storica e mediatica che hanno ottenuto (o non ottenuto). Tutte mostrano due verità. La prima: il sangue può essere risparmiato anche da chi non ha potere, o ha un potere minimo. La seconda: se è importante raccontare una guerra, ancora più importante è descrivere come un conflitto non è deflagrato. Per capire come si può fare, e con che mezzi.

Gulu. Quando Kony portò l'inferno

D'Amico Margherita
Bompiani

Disponibile in libreria in 5 giorni

11,00 €
"Sono stata a Gulu due volte, all'inizio del 2002 per un sopralluogo di una settimana, mentre nel gennaio 2003 trascorsi lì quasi un mese. Benché ogni male d'Africa incombesse su quel distretto dell'Uganda del Nord, incominciando dalla guerriglia inflitta dall'esercito di un inaudito criminale operativo già da diciassette anni di nome Joseph Kony, fino a una spaventosa epidemia di ebola i media trascuravano di occuparsene. Oggi, di colpo, la tragedia dell'Uganda del Nord è nota a milioni di persone grazie a una campagna mediatica di eccezionale impatto, che porta il nome di Joseph Kony. Elencandone con efficacia le nefandezze, KONY2012 è una sorta di wanted; esorta alla cattura di uno scellerato personaggio che senza dubbio avrebbe dovuto essere fermato tanti anni addietro. (...) Per oltre vent'anni infatti egli è stato lasciato libero di commettere qualunque tipo di razzia, violenza e abuso su popolazioni indifese. (...) Questo libro è il racconto di quei giorni, di quella guerra e delle sue origini, nonché dell'incontro con persone eccezionali che l'hanno attraversata, al tempo in cui il mondo guardava altrove." (Margherita d'Amico)

Lo storico e il testimone. Il campo...

Browning Christopher R.
Laterza

Disponibile in libreria in 5 giorni

20,00 €
8 febbraio 1972. Il settantacinquenne agente di polizia in pensione Walther Becker attende il suo verdetto in un'aula di tribunale di Amburgo. È sotto processo per il ruolo svolto nella liquidazione del ghetto ebraico di Wierzbnik in Polonia il 27 ottobre 1942, nel corso del quale circa 4.000 ebrei sono stati mandati a morte nelle camere a gas di Treblinka, 60-80 uccisi sul posto e circa 1.600 inviati in tre campi di lavoro nella vicina Starachowice. Decine di sopravvissuti testimoniano la sua partecipazione all'operazione nazista. È stato visto uccidere, picchiare numerosi ebrei e ordinare che altri venissero ammazzati. In sua difesa, l'anziano signore dichiara che, all'oscuro dell'imminente deportazione, si è trattenuto per quarantacinque minuti nella piazza del mercato, dove gli ebrei sono stati rastrellati e caricati sul treno, per poi allontanarsi senza far nulla. Il giudice crede a lui e non ai testimoni oculari, ritenuti poco attendibili perché non rispondenti alle caratteristiche di un teste "'ideale', ossia un osservatore 'indifferente, attento e intelligente' che guarda agli eventi in modo 'disinteressato e distaccato'". Il verdetto decreta l'assoluzione e Becker esce dal tribunale da uomo libero. Christopher R. Browning ha studiato gli atti del processo e le relative indagini, raccolto e analizzato i resoconti diretti di 292 sopravvissuti, in un arco di tempo che va dal 1945 al 2008, vagliato interviste e testimonianze video.

Risposte a Norimberga

Schmitt Carl
Laterza

Non disponibile

16,00 €
Trattenuto e interrogato per tredici mesi nel campo di internamento di Berlino tra il 1945 e il 1946, nuovamente arrestato nel 1947 e rinchiuso in una cella del penitenziario di Norimberga, Carl Schmitt si dovette difendere dall'accusa infamante di crimini di guerra. Questo volume raccoglie i testi di quell'esperienza, i verbali dei tre interrogatori condotti da Robert Kempner, le autodifese di Schmitt sul tema del grande spazio e della guerra di aggressione e i pareri resi all'autorità americana sul Capo della Cancelleria e sui Segretari di Stato nel Terzo Reich. Il nodo teorico che queste pagine sollevano è ancora irrisolto e non ovvio: è possibile processare la storia e i nemici sconfitti? La giustizia dei vincitori può essere un tribunale morale?

La strada verso est

Sands Philippe
Guanda

Non disponibile

29,00 €
Nel 2010, per tenere una conferenza sui crimini di massa e sul processo di Norimberga, l'avvocato e accademico britannico Philippe Sands arriva a Leopoli, una città densa di storia che oggi in ucraino si chiama L'viv. Ai tempi dell'Impero austroungarico, quando la stessa città si chiamava Lemberg, vi nacque il nonno materno di Sands, Leon Buchholz, che ha sempre coperto di silenzio il suo passato di ebreo sopravvissuto alle persecuzioni naziste. Parte da qui la ricerca narrata in questo libro: dalla spinta a colmare il vuoto nella storia di famiglia e insieme dal desiderio di ripercorrere i retroscena - storici, politici, giuridici, filosofici - del processo che rinnovò il diritto internazionale e pose le basi del movimento per i diritti umani. E, se le vicende private di Leon Buchholz e della sua famiglia si fanno emblematiche della tragedia di un popolo, a queste si intrecciano la vita e il lavoro dei due giuristi che studiarono alla stessa università, quella di Leopoli, pur senza mai incontrarsi e che elaborarono i due concetti giuridici su cui costruire l'accusa a Norimberga: quello di «genocidio» e quello di «crimini contro l'umanità». E Norimberga, il luogo verso il quale convergono tutte le storie qui raccontate da Sands, diventerà il teatro in cui le due categorie verranno fortemente dibattute e in cui compariranno per l'ultima volta i grandi criminali nazisti.

Fucked up

Ricuperati G.
8,60 €
Le torture del carcere iracheno di Abu Ghraib, pubblicate sulle prime pagine dei giornali, ci hanno offerto la versione intestinale, feroce e assurda della guerra. Si trattava di fotografie scattate con piccole macchine digitali a bassa definizione. O con telefoni cellulari. In Fucked Up la storia si ripete: lo stesso orrore, la stessa follia. E la stessa tecnologia portatile. Nel libro sono raccolte foto di militari che sorridono davanti al corpo carbonizzato di un iracheno; soldatesse vestite solo di un mitragliatore. Corpi maciullati. Prigionieri incappucciati. Edifici crollati. Immagini violente e drammatiche spedite dai soldati a un sito internet in cambio di materiale pornografico.

Le stragi nascoste. L'armadio della...

Franzinelli Mimmo
Mondadori

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11,50 €
Alla fine degli anni Quaranta 695 fascicoli processuali sui crimini di guerra nazi-fascisti "scomparvero" dagli archivi della Procura generale militare; contenevano notizie su eccidi, omicidi, saccheggi compiuti in Italia durante l'occupazione tedesca. Recuperati solo nel 1994, hanno rivelato una verità troppo a lungo taciuta: la rappresaglia contro i civili non era per i tedeschi e i repubblichini solo un modo per reagire agli attacchi partigiani, ma una vera e propria tattica terroristica preventiva.