Poteri del governo

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Democrazie illiberali? L'Europa...

Sawicki Jan
Franco Angeli 2018

Non disponibile

18,00 €
A distanza di quasi tre decenni dalla "caduta del Muro di Berlino", è opportuno fare un bilancio sui frutti della transizione alla democrazia, e dei relativi processi costituenti formali e sostanziali, negli ordinamenti già socialisti dell'Europa centro-orientale (compresi quelli appartenenti all'area ex-iugoslava). Si tratta di un gruppo di paesi tanto vasto quanto estremamente eterogeneo, che seguita ad essere accomunato per l'ancora recente passato socialista, ma di cui si trascurano le profonde differenze in merito sia al passato remoto sia alle modalità della stessa transizione. L'esame delle rispettive forme di governo, sia per quanto attiene alle prescrizioni formali sia con lo sguardo rivolto ad alcuni aspetti della loro attuazione anche nella prassi, mette in evidenza diversità che non erano prevedibili nelle tappe iniziali della transizione. In particolare, colpisce e merita attenzione lo sviluppo più recente della situazione in almeno due paesi, la Polonia e l'Ungheria, che sembra per qualche aspetto segnare un regresso rispetto ad alcune iniziali acquisizioni. La sorpresa è ancora più forte se si considera che si tratta di paesi che furono all'avanguardia del processo di democratizzazione nell'intera area fin dal 1989, forse gli ultimi dai quali ci si sarebbe attesi una svolta, frutto di un disegno sistematico, nel senso di una "democrazia illiberale". L'impressione, da sottoporre a verifica, è peraltro quella di una svolta singolare e originale. Si possono rinvenire sintomi, non si sa quanto irreversibili, di mutamenti che arrivano a lambire la forma di stato, pur in presenza di una forma di governo in parte o in tutto inalterata.

Sentieri interrotti della legalità....

Merusi Fabio
Il Mulino 2007

Non disponibile

17,00 €
Questo saggio si interroga sullo stato del principio di legalità (quello che informa l'attività della pubblica amministrazione ed è il pilastro del diritto amministrativo) nella vita del nostro ordinamento. L'autore individua alcuni "attentati" a quel principio, in particolare nel rapporto fra potere legislativo e potere esecutivo, dove il primo tende a sostituirsi al secondo. Dovendo distribuire risorse rese scarse dai patti di stabilità comunitari, il Parlamento cede spesso e volentieri alla tentazione delle leggi-provvedimento, destina cioè direttamente le risorse saltando l'intermediazione della PA, venendo meno al principio della imparzialità amministrativa. Costretto a privatizzare sempre per rispettare i patti di stabilità, il Parlamento cerca di non perdere la "presa" su organizzazioni che, almeno formalmente, ha privatizzato, inventandosi il "diritto privato speciale", una sorta di riserva di potere ancora pubblico nascosto sotto apparenti rinvii all'autonomia privata. Ulteriori attacchi alla legalità amministrativa, e perciò alla garanzia del cittadino, vengono ormai da più parti: oltre che dal legislatore, dagli interpreti che teorizzano improponibili sistemi alternativi o che dissimulano dietro teorie "più avanzate" la ricomparsa di poteri liberi, e perciò arbitrari, e anche da qualche giudice (con particolare frequenza quello penale), che anziché ergersi a custode della legalità preferisce sostituirla con una sua "legalità" alternativa.