Piscopo G. M.

Piscopo G. M.

Serenate al chiaro di luna ovvero...

Piscopo G. M.
Nuova IPSA

Disponibile in libreria in 5 giorni

20,00 €
La serenata continua a sopravvivere, a riscuotere successo. Come mai allora gli autori di quest'opera affermano all'unisono che la serenata è estinta? In effetti i racconti e le testimonianze non parlano della serenata in sé, compito invece egregiamente assolto ad apertura del volume dalla "breve storia" di Pavone, ma di tutta una società, quella siciliana in particolare, che è cambiata e narrano con taglio ora letterario ora storico o socio-antropologico l'evoluzione degli usi e costumi di un popolo che si apre alle influenze culturali e comportamentali esterne, sia nel bene che nel male. I componenti della "Compagnia di canto e musica popolare" pensano, a ragione, che ogni donna sarebbe felice di "ricevere" una serenata a lei dedicata; e in effetti, è ciò che fanno oggi tanti innamorati dedicando una canzone all'amata in uno degli innumerevoli programmi musicali delle radio private. Ma certamente ciò non può surrogare il significato profondo della serenata "vera" soprattutto in Sicilia: il pretendente doveva l'autore delle parole della serenata da cantare all'amata. Musiche raccolte e rielaborate da Giuseppe Calabrese e Domenico Pontillo.

Musica dai saloni. Suoni e memorie...

Pennino G.
Nuova IPSA

Disponibile in libreria in 3 giorni

20,00 €
Non v'è studioso o cultore di musica popolare siciliana che non si sia imbattuto nelle melodie provenienti dai "saloni", nei ritornelli delle fisarmoniche, dei mandolini e dei violini, nonché negli accordi di chitarre risuonanti nelle vecchie sale da barba dei paesi, luoghi di ritrovo e di incontro per naturale antichissima elezione. Le occasioni d'ascolto della musica dei barbieri si offrivano spontanee, fino a qualche anno fa, nei piccoli comuni dell'isola allorquando si fossero percorsi i centri storici, dove erano allocate le antiche botteghe gestite da incanutiti personaggi, quasi sempre occhialuti, con montature pesanti e scure, adorni di camici bianchi spesso ridotti a gabbanelle, dai quali trasparivano ordinatissimi vestiti, talvolta un po' lisi e tuttavia corredati da accessori (cravatte, gilet, polsini) indicativi di scelte selettive e identificative di un ceto tendente, se non agognante, ai livelli medio-alti della società. (dal prologo di Andrea Camilleri e nota di Sergio Bonanzinga)