Moda e società

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La moda. Industria e creatività

Mora Emanuela
Vita e Pensiero

Prossima uscita

10,00 €
In generale, quando si parla di moda vengono in mente due linee di pensiero: da una parte un'industria che muove milioni di dollari, dall'altra un sistema che, facendo leva sul nostro immaginario, condiziona i nostri desideri e i nostri consumi. La moda è tutto questo, certo, ma, andando più in profondità, si rivela anche come un fenomeno sociale complesso, un insieme di risorse antico e potente a disposizione della creatività personale quotidiana per comunicare se stessi agli altri e costruire relazioni dotate di senso. Su tutto questo riflette il volume di Emanuela Mora. Delineando dapprima il terreno sociologico in cui si muove il discorso moda, si concentra poi sulla sua storia, in particolar modo su quella del 'made in Italy', che ha portato il buon gusto italiano - riconosciuto in tutto il mondo - ad avere un ruolo di primo piano nel processo di modernizzazione del Paese. Il racconto sul caso Italia, che si sofferma sui nomi più 'famosi' senza trascurare i meno conosciuti ma 'emergenti', si spinge anche ad aprire interessanti spiragli sulla nuova attitudine a promuovere la sostenibilità senza rinunciare alla libertà creativa, attraverso la messa a punto di processi produttivi a basso impatto ambientale. Un volume che coniuga dunque ricostruzione storica, lettura sociologica e riflessione sugli complicati intrecci e i confini sempre più permeabili tra immateriale e manifatturiero, immaginazione e produzione.

Sul filo di lana. Come...

Napoleoni Loretta
Mondadori

Prossima uscita

20,05 €
Il lavoro a maglia è una metafora perfetta, non solo per parlare di ricordi personali, vicende sentimentali e aneddoti familiari, ma anche, ampliando la prospettiva, per raccontare meccanismi globali economici e politici. Ce lo dimostra Loretta Napoleoni in questo libro che tratta di sociologia e di politica, ma è anche un doloroso viaggio alla scoperta di sé, dei propri limiti e delle proprie risorse. Il viaggio della maglia ha inizio tra il 6000 e il 4000 a.C., quando i nostri progenitori avevano messo a punto un metodo rudimentale per creare degli indumenti e ripararsi così dalle intemperie, e prosegue attraverso il medioevo e il rinascimento con le corporazioni di lavoratori dell'arte della lana e il successo in tutta Europa dei filati e tessuti italiani. Passa per la rivoluzione francese, con le sue "tricoteuses" che sferruzzavano sedute davanti alla ghigliottina, e per quella americana cui hanno contribuito le pioniere, le famose «api che sferruzzano», per arrivare alla Grande Guerra, quando gli indumenti di lana fatti a mano da chi stava a casa hanno contribuito a tener caldi i soldati in trincea, e alla seconda guerra mondiale, quando le spie-magliaie si sono servite della maglia come di un codice segreto per inviare messaggi che non dovevano essere intercettati. Dopo un periodo di stasi, il lavoro a maglia è poi tornato alla ribalta negli anni Sessanta con il movimento hippie, diventando uno strumento di rifiuto dell'omologazione e del consumismo imposti dal «sistema». In anni recenti le neuroscienze hanno scoperto che i tessuti fatti ai ferri sono ottimi per rappresentare concetti della fisica d'avanguardia difficili da ricreare con altri materiali, ma anche che lavorare a maglia ha sulla mente e sul fisico gli stessi effetti terapeutici calmanti e rilassanti dello yoga e della meditazione. E il movimento femminista ha infine smesso di considerare quest'attività un simbolo della sottomissione femminile, ma l'ha anzi rivalutata tramutandola in un segno di liberazione dagli stereotipi di genere. Oggi in tutto il mondo si assiste a fenomeni di mobilitazione spontanei come lo "yarn bombing" e l'"urban knittering", veri e propri gridi di protesta pacifici contro le diseguaglianze di ogni tipo, sociali, razziali e di genere, contro gli aspetti più deleteri della globalizzazione, l'ecodevastazione del nostro pianeta e la dilagante realtà virtuale, nel cui freddo cyberspazio siamo allo stesso tempo strettamente connessi e spaventosamente isolati. Siamo disorientati e abbiamo un disperato bisogno di strategie e strumenti per «guarire» la società in cui viviamo. Guardando al passato, ci accorgiamo che il lavoro a maglia è sempre stato un leit motiv, un filo conduttore, una sagola che ha permesso all'umanità di attraversare in sicurezza i mari tempestosi delle transizioni epocali. Ed è per questo che ancora oggi può aiutarci a intrecciare relazioni in modo più creativo e a ritrovare il bandolo della matassa delle nostre vite.