Stille Mark E.

Stille Mark E.

Gli incrociatori italiani nella...

Stille Mark E.
Libreria Editrice Goriziana

Disponibile in libreria in 3 giorni

16,00 €
La Regia Marina italiana poteva contare, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, su un significativo apporto da parte degli incrociatori. All'indomani del trattato navale di Washington del 1922 si era infatti subito dotata di sette incrociatori da diecimila tonnellate per rinforzare la flotta. Anche dal punto di vista del design gli incrociatori italiani presentarono alcune significative specificità. Dal punto di vista bellico, il loro impiego nel Mediterraneo nel corso della guerra fu massiccio, e li vide coinvolti in tutti gli scontri maggiori, compresi quelli con unità della British Royal Navy. Illustrazioni appositamente commissionate arricchiscono il cospicuo corredo iconografico del libro, che consente un esame approfondito di queste unità e del loro ruolo nella lotta per ìl predominio nel Mediterraneo.

Pearl Harbor 1941 Tora! Tora! Tora!

Stille Mark E.
Libreria Editrice Goriziana

Disponibile in libreria in 3 giorni

18,00 €
Analizzare l'attacco a Pearl Harbor in soli termini militari non coglie Il punto principale di questo rilevante evento storico divenuto mito. Pearl Harbor fu l'avvenimento centrale della Seconda guerra mondiale perché fece entrare gli Stati Uniti nel conflitto in tempo per influenzarne in maniera risolutiva l'esito e garantire che avrebbero combattuto quella guerra sino alla fine. Questo è il vero retaggio di Pearl Harbor, che sopravvive sino a oggi nello spirito di molti americani e permane durevolmente presso le nuove generazioni di leader del Paese. Per il Giappone il risultato finale fu la totale, benché scontata, catastrofe. Il Paese asiatico entrò in guerra contro la nazione più potente del mondo solo con un'idea vaga di come sconfiggere un così formidabile nemico. Non esisteva la concezione di una vittoria di tipo classico contro gli Stati Uniti, tale per cui il Giappone avrebbe potuto dettare le condizioni della pace. Anzi, ci si immaginava che un accordo negoziato sarebbe stato possibile una volta che gli americani avessero compreso l'inutilità dei tentativi di strappare al Giappone le recenti conquiste nel Pacifico. In sostanza il fervore marziale giapponese avrebbe supplito allo squilibrio di risorse tra i due antagonisti e costretto gli Stati Uniti ad acconsentire a un nuovo ordine del Pacifico occidentale. L'attacco a Pearl Harbor mise fine per gli americani a ogni prospettiva di accordo negoziato. Forse l'opinione pubblica degli Stati Uniti non sarebbe stata disposta a rischiare infinite perdite umane per la sovranità della Cina o per riconquistare le colonie britanniche, ma non esisteva prezzo troppo alto da pagare per vendicare Pearl Harbor. Con lo slogan "Ricordatevi di Pearl Harbor" ben presente a ogni americano, c'erano poche possibilità che gli Stati Uniti sarebbero addivenuti a un compromesso sul risultato della guerra. L'attacco giapponese contro la base hawaiana sollevò il presidente Roosevelt dalle ansie riguardanti l'entrata in guerra degli Stati Uniti. Il giorno seguente l'attacco, il Congresso dichiarò guerra al Giappone; fece seguito due giorni dopo la dichiarazione di guerra alla Germania, dopo che i tedeschi avevano dichiarato guerra agli Stati Uniti a sostegno dell'alleato giapponese. La storia non saprà mai se e quando gli americani avrebbero risposto a un attacco giapponese diretto esclusivamente contro le colonie olandesi e britanniche, ma è chiaro che Roosevelt non possedeva il necessario livello di consenso per portare l'America in guerra nel 1941 sulla scorta di un'aggressione giapponese di questo genere. Pertanto l'attacco - anche alla luce dei nuovi documenti che l'autore usa all'interno di questo libro - deve essere visto come la massima follia di una nazione che provocò una guerra contro un avversario molto più forte, ciò che in definitiva era quasi una garanzia della sua futura sconfitta.

Le navi da battaglia italiane della...

Stille Mark E.
Libreria Editrice Goriziana

Non disponibile

15,00 €
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Regia Marina italiana era considerata la quarta potenza navale del mondo; ciononostante, il suo ruolo non ha ricevuto la necessaria attenzione, a causa della sua presunta incapacità. È vero che le sue navi erano antiquate, che non conosceva l'uso del radar e che i suoi marinai avevano la fama di essere indisciplinati e male addestrati; ma il maggiore ostacolo che impediva alla Marina italiana di essere una forza all'avanguardia era costituito dal suo complesso sistema di comando, per di più afflitto da un'esasperante burocrazia. In questo libro, Mark E. Stille spiega in che modo le navi da battaglia italiane seppero comunque mantenere alta la propria reputazione, esaminandone la straordinaria potenzialità, nonché il coraggio e la determinazione che le sue flotte dimostrarono nei momenti più drammatici del conflitto nel Mediterraneo: in Calabria, nel Golfo della Sirte, a Capo Spartivento e a Matapan. A corredo del volume, una raccolta di immagini fotografiche provenienti dagli archivi della Marina italiana.