Elenco dei prodotti per la marca Rubbettino

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Formiche (2019). Vol. 151: Hong...

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8,00 €
"Formiche" è un progetto culturale ed editoriale fondato da Paolo Messa nel 2004 e animato da un gruppo di trentenni con passione civile e curiosità per tutto ciò che è politica, economia, geografia, ambiente e cultura. Nato come rivista cartacea, oggi l'iniziativa Formiche è articolata attraverso il mensile (disponibile anche in versione elettronica), la testata quotidiana on-line www.formiche.net, un sito di informazione europea in lingua inglese www.anthill.eu, una collana di libri, un programma di seminari a porte chiuse Landscapes e una fondazione onlus.

Titolo. Rivista scientifica e...

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10,00 €
La rivista, nella vecchia edizione, nasce nel 1990 con l'intento di occuparsi di arte, ed anche di architettura, contemporanea, senza seguire i richiami delle mode e del mercato. Hanno sempre trovato spazio le analisi di movimenti, situazioni, singoli artisti, non necessariamente recentissimi, non essendo la redazione affetta di "giovanilismo" né volendo occuparsi solo di quello che avviene oggi, cioè è sempre attenta alla dimensione "storica" (anche del presente). Ciò non ha impedito di presentare per primi artisti emergenti, ed anche molti critici, oggi presenti sulla scena dell'arte, hanno mosso i loro primi passi proprio su "Titolo". A fronte dell'eccessiva esterofilia di larga parte del sistema dell'arte italiano, "Titolo" dà maggior spazio all'arte italiana: questo non per uno sciocco nazionalismo, ma nella convinzione che, culturalmente e scientificamente, l'arte italiana non debba patire sensi di inferiorità rispetto alle altre. La rivista è stampata rigorosamente in bianco e nero - solo la copertina, disegnata appositamente ogni volta da un artista, affermato o emergente, come Castellani e Zorio o Chiesi e Airò, è a colori convinti che siano di cattivo gusto cravatte sgargianti, quando si richiede una più elegante "cravatta nera". Dal 2010 la rivista cambia formato e periodicità, infatti diviene 2 Quaderni in uscita semestralmente.

Non lasciatevi rubare la speranza....

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Il volume si propone di cogliere ciò che papa Francesco semina, in terreni con un po' di erbacce, e in termini di possibili recuperi spirituali per orientare ad arricchire di senso la vita di tutti i giorni. Più che mai impegnato a coronare una vita dedicata alla testimonianza intorno al dovere cristiano di ricreare prossimità come antidoto ad una realtà economica, politica, sociale e culturale connotata spesso da corruzione, ingiustizia e indifferenza. Vede la vita con occhi a volte sofferenti e con qualche nostalgia per quell'«umanesimo integrale» e per quell'interrogativo che Maritain sollevava circa l'opportunità di agire alla luce del discernimento sull'interrogativo: «con l'uomo o contro l'uomo?». Papa Francesco è maestro nel recupero diretto e indiretto di non poca tradizione pedagogica di ispirazione cristiana e di quell'educare tutti e ciascuno proprio là dove il bisogno c'è e qualcuno chiama. E ogni giorno fa lezione a tanti "alunni": un po' da seduto e il più delle volte arricchendo le sue parole con quel procedere un po' incerto ma fermo nel volere ascoltare preziose risonanze interiori. Prefazione di Claudio Giuliodori.

L'omicidio di Pompeo Panaro....

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12,00 €
«In Italia spesso preferiamo andare avanti così, senza sapere di chi è la colpa. Questo racconto, solo in parte romanzato, intende spezzare questa tendenza irresponsabile, non per condannare qualcuno. Sono gli organi preposti a doverlo fare. L'impegno quotidiano a riconoscere e a dare un nome al male, ad individuare le nostre responsabilità, serve a tutti a provocare un serio esame di coscienza e a domandarci se potevamo fare di più per le vittime innocenti, per i loro familiari, per gli imprenditori ed i commercianti che denunciano il pizzo o l'usura, per i testimoni di giustizia, per le nostre comunità. Nella triste vicenda di Pompeo Panaro, imprenditore lungimirante, onesto lavoratore, buon padre di famiglia e uomo appassionato di quella politica alta, il cui unico obbiettivo è servire la comunità, sono in molti ad essere responsabili. A parte chi ha sparato ed occultato il cadavere, sono ugualmente responsabili dal punto di vista morale, i tanti inquirenti che con superficialità, distrazioni ed omissioni si sono susseguiti nel corso delle varie fasi processuali e non. Responsabili anche coloro, e sono in tanti, che sapevano sin dall'inizio ciò che era successo e non hanno parlato, come il pastore Luigi Chianello ad esempio, che addirittura ha rinvenuto il cadavere. Ma sono ugualmente responsabili quei cosiddetti "onesti" cittadini paolani che sapevano ed hanno preferito nascondersi dietro il vile gesto della telefonata o della lettera anonima. Sì, ne sono più che convinto, la malapianta della 'ndrangheta la si può sradicare dando ascolto al dolore dei familiari delle vittime innocenti. Solo questo ascolto attento e non superficiale, sporadico o momentaneo provoca quel sano sussulto di coscienza che ci spinge ad osare di più».

Personaggi pericolosi. Leggendo...

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Una lettura di alcuni passi significativi e discussi de I Promessi Sposi. Una serie di riflessioni conseguenti a una consuetudine pluridecennale con le vicende biografiche di Manzoni del quale viene analizzato il percorso intellettuale e spirituale nei suoi primi trent'anni di vita. Sono presi in esame temi quali giustizia/ingiustizia, male/ bene, fantasia/realtà, misericordia/perdono sia nelle vicende del romanzo sia in alcuni episodi vissuti da Manzoni. Introduzione di Massimo Camisasca.

Profughi del clima. Chi sono, da...

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Migranti climatici, rifugiati ambientali, eco profughi, indignados del clima: sono tante le espressioni per definire la nuova migrazione forzata che rischia di trasformarsi nella più grave crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale. Un fenomeno in corso di cui nessuno parla e di cui nessuno si occupa davvero, con milioni di profughi "fantasmi" per i quali nessun Paese prevede ancora uno status giuridico e il diritto d'asilo. Quanti sono? Chi sono? Da dove partono? Dove andranno? L'unica certezza è questa: dalle aree più povere del pianeta gli indifesi sono costretti all'esodo man mano che le condizioni di vita diventano impossibili per catastrofi meteo-climatiche come alluvioni, siccità, aumento del livello del mare, desertificazione, mancanza d'acqua, degrado degli ecosistemi. Dai 40 piccoli Stati del mondo riuniti nell'Alliance of Small Islands all'Italia - avamposto degli effetti dei cambiamenti climatici - tutti i perché sulla più grande sfida del XXI secolo. Cosa rischiamo, come possiamo fronteggiare i nuovi problemi e perché è l'ora di far partire la madre di tutte le battaglie: quella per il clima. Prefazione di Marco Impagliazzo. Postfazione di Gianpiero Massolo.

La ribellione delle imprese. In...

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Dopo la ribellione delle Masse, con un rovesciamento di ruoli senza precedenti la Storia ci sta ponendo di fronte alla ribellione delle Imprese. Sessant'anni fa Ayn Rand ne "La rivolta di Atlante" aveva previsto che - in un futuro imprecisato - sarebbe awenuta la sollevazione dei prime movers: la rivolta degli imprenditori contro il collettivismo. Sembrava pura fantasia. Ma è ciò che sta accadendo, 60 anni dopo, in Italia. Come è potuto succedere? L'imprenditore oggi è costretto a vivere la stagione del populismo in una condizione, inedita, di "emarginazione sociale". Costretto a fare i conti con un PIL che non cresce più e con il trionfo dei partiti che difendono le ragioni della Rendita, rispetto a quelle della Produzione. Imprenditori piccolissimi, piccoli, medi e grandi non hanno più riferimenti, spettatori smarriti di una politica nazionale in cui non si riconoscono più. Poiché la loro voce non è più "privilegiata" - uno vale uno, nell'era Rousseau - sono costretti a scendere in Piazza. E molto presto potrebbero farlo, ufficialmente e stabilmente, a fianco di sindacalisti e lavoratori. La rivolta della Produzione contro la Rendita.

Labirinti dell'anima

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"Come certe notti nel silenzio assoluto, quando la invadevano i dubbi, i rimorsi, le domande senza risposta, tornò a sentire il rumore sordo della sua coscienza agitarsi dentro, ribellarsi, tentare di scuoterla da un torpore esistenziale che sembrava essersi impadronito di lei". "Ho capito che non siamo fatti per vivere da eremiti, o peggio, per non vedere l'ora ogni sera di poter fuggire dalla vita che ti pulsa attorno, che ti spinge, ti molesta, ti sovrasta, per poi trovarti soltanto con il narcisistico ritenere di poter bastare a se stessi". "Hai scelto la solitudine come un rifugio, cercando di convincerti che l'autosufficienza era il tuo orizzonte ideale, la migliore difesa per tenere lontano quello che ritenevi insopportabile, identificando nell'uomo, che avrebbe potuto essere un compagno, una specie di figura ostile". "Voleva scoprire Palermo, così affascinante, con la sua magnificenza e la sua trascuratezza, una città ricca di un'altera nobiltà e di una grande miseria, di stupefacente allegria e irrimediabile disperazione, che gli appariva insieme inquietante e felicissima".

Ridate la cicuta a Socrate. Sulla...

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È una riflessione sulla scuola, che è anche uno sguardo sull'Italia. Un pamphlet a volte irriverente ma colorato di reverenza per quel che la scuola è o dovrebbe essere nell'assolvimento della sua missione principale: quella democratica. Il metodo del dubbio percorre le pagine, l'ironia insinua il sospetto sulla bontà del sistema istruzione che si sta implementando, la fiducia trionfa tra sfida e consapevolezza del doppio filo che lega la scuola pubblica alla Memoria storica e alla Costituzione della Repubblica italiana. Un libro ricco di esperienza, fitto di spunti polemici, che hanno l'intento di aprire al dialogo genuino, forte di suggerimenti costruttivi e proposte percorribili.

Etica dei vizi. Come resistere alla...

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Un uomo in età matura, molto legato alle sue deprecabili abitudini - fumatore, bevitore, gran mangiatore di carne -, viene improvvisamente allarmato dall'anomalo funzionamento del suo cuore. È sposato, ha sei figli - tre grandi e tre piccoli -, ed è pertanto sottoposto a forti sollecitazioni per un radicale cambiamento dello stile di vita. Con sforzi immani riesce a smettere di bere e fumare. Ma poi ci ripensa proprio quando la voglia di alcol e sigarette sta ormai svanendo. Si sente snaturato, troppo diverso dall'immagine che ha di sé stesso costruita e cristallizzatasi nel corso del tempo. La vita è una, piuttosto faticosa, costellata di preoccupazioni e avara di soddisfazioni, invariabilmente breve anche quando relativamente lunga. Urge allora trovare un nuovo equilibro, una via lungo la quale la paura del baratro non lo renda insensibile alle piacevolezze e distrazioni del percorso.

Senza maestri? Storie di una...

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«Siamo nati dopo la caduta degli dèi, dopo la caduta dei muri, delle ideologie, dei grandi partiti di massa, dopo le brigate rosse, dopo il terrorismo nero. Siamo nati dopo. E senza maestri che ci aiutassero a orientarci. Ci hanno invece sommerso di racconti nostalgici sul "prima", su quali fossero le grandi correnti aggreganti, su come fosse bella l'infanzia senza la televisione, l'adolescenza senza il computer, la giovinezza senza Facebook. Siamo nati-dopo, noi. Ci hanno definito bamboccioni, choosy, annoiati, sfaticati, sdraiati. E invece siamo semplicemente fragili, una generazione-Sisifo, anche se spesso ce ne vergogniamo». I nati negli anni '80 sono stati raccontati in molti modi, anche perché uno dei tratti che caratterizza la loro vita (la precarietà) è diventato strutturale nel nostro modo di guardare il mondo, dalle esistenze individuali alle organizzazioni collettive e finanche al potere di cui molti autori hanno raccontato la fine o le debolezze. «È un superpotere essere vulnerabili», cantano le Luci della Centrale Elettrica. Anna Ascani sceglie di fare proprio questo salto nell'interpretare la propria generazione: dalla precarietà alla fragilità, sotto l'egida del profondo umanesimo del Sisifo di Albert Camus. Il racconto della vita di cinque ragazze e ragazzi è la trama di un viaggio che ha come collante la politica, ossia l'arte del possibile e quindi il diritto a essere umani, cioè fragili. Prefazione di Matteo Renzi.

Con la mente nel robot. L'avventura...

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«Sono ormai due anni che non lavoro più come dipendente; questa condizione dovrebbe rendermi più libero nella ricerca di nuovi contratti, ma il problema è complesso: da alcuni mesi il mercato dell'automazione è pressoché fermo. Spiego tutte queste cose a Victoria, le ho fatto il quadro completo della situazione ma la rassicuro: "Non starò con le mani in mano. Da stasera comincio a inviare curriculum a raffica. In Italia, in Europa, soprattutto in Germania". Sono passati diversi giorni da allora, e continuo a passare le notti a mandare e-mail. Ne avrò mandate alcune centinaia, ma l'iniziativa non ha ancora sortito effetti. Solo qualche risposta, e nelle diverse lingue, della serie: "La ringraziamo, terremo conto della sua candidatura, se avremo necessità la contatteremo". Ma a me è venuta un'idea. Un azzardo. E se invece di propormi come consulente professionale mi presentassi come titolare di un'azienda di servizi? Magari mi prendono sul serio. Già, però, io un'azienda non ce l'ho... Sì, però posso inventarmela... Mi ha telefonato il responsabile tecnico di una società che in Germania lavora a supporto di grandi case automobilistiche: "Mr. Mangano, abbiamo ricevuto la presentazione della sua azienda, siamo interessati alla vostra proposta. Vorremmo fare due chiacchiere con lei e il suo staff...". Da questo azzardo prende slancio la storia della torinese Manganorobot e dei suoi protagonisti».

Una certa idea di Repubblica. Da...

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Nata da un compromesso provvisorio, la Terza Repubblica fu in Francia stagione di lunghissima durata. La nazione parve rinascere e ritrovarsi attorno a valori di parlamentarismo, più forti di ogni vecchio notabilato. Certo, ci fu pure chi in Francia si sarebbe mostrato ostile ai parlamentari, giudicati dediti al professionismo della politica. Ben più complessa la vicenda, anch'essa qui ricostruita, di come la "repubblica" di Clemenceau abbia anticipato, in qualche punto, la "monarchia repubblicana" di De Gaulle. Prefazione di gaetano Quagliarello.

I buoni amano la libertà. Cogliere...

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L'avanzare di movimenti anti establishment nasce in reazione alla cultura che ha governato il mondo dopo il 1989 e vede l'uomo atomizzato, sradicato, sciolto da legami definitivi, libero di fare affari in uno spazio senza confini. La crisi economica ha svegliato l'occidente dal sogno di un progresso infinito e garantito da un sistema autocostituitosi tagliando i ponti con tradizione religiosa, etica e una visione complessiva del mondo. A partire dal risultato delle elezioni politiche italiane del 4 marzo 2018, il libro prova a leggere l'affermarsi dei cosiddetti populismi nelle democrazie occidentali non tanto come problema, ma quale reazione scomposta a un ordine globale che - dopo il crollo del comunismo - ha appiattito le persone alla sola dimensione dell'homo oeconomicus, dentro uno spazio pubblico svuotato di significato. Sforzarsi di comprendere le ragioni che oggi spingono molti verso l'opzione populista può costituire l'occasione per riscoprire quella popolare, basata sulla libertà e sulla capacità relazionale della persona come condizione della sua realizzazione. E su un'offerta politica in cui le istituzioni cedono quote di potere reale ai cittadini, singoli e associati.

C'era una volta un pezzo di legno....

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Giovanni Vigolungo nella seconda metà dell'Ottocento è un attivo artigiano falegname a Benevello, nelle alte Langhe albesi. Il figlio Pietro, nel 1919, trasferisce l'attività a Borbore, sull'asse Torino-Alba. Qui sviluppa una notevole attività artigianale di mobili; quando già occupava una ventina di operai muore tragicamente, lasciando il figlio Emilio appena diciassettenne. Emilio Vigolungo è il vero artefice del passaggio dalla grande bottega artigianale all'industria; nel 1947, dopo aver già aperto un negozio a Canale d'Alba, trasferisce l'attività in un nuovo stabilimento sempre a Canale, dove si producono mobili da cucina ed armadi. Più avanti Emilio sente la necessità di diversificare e nel 1960 apre un nuovo stabilimento per la produzione di pannelli compensati. Nel 1966 entra in azienda il figlio di Emilio, Piero Vigolungo, che apporta nuovi elementi tecnologici per cui tutti gli sforzi sono concentrati nell'attività dei pannelli compensati e multistrati. L'azienda aumenta sempre di più negli anni Ottanta e Novanta le quantità e le tipologie di prodotti, con conseguente diversificazione dei mercati e settori di vendita.

Sui banchi del Salento. La passione...

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«Cosa è questo racconto? Il racconto di una vita come opera sociale e civile. Nelle vite-opera il racconto si sovrappone, l'opera diventa quel che meglio racconta sinteticamente l'insieme infinito di preoccupazioni, di problemi, di desideri, di dolori, di amori, di ferite che un uomo porta con sé vivendo. (...) Credo che valga la pena leggere questo libro dove trovate spunti di riflessione interessanti per chi si occupa di lavoro e di formazione giovanile in un momento in cui queste sono le due urgenze capitali del nostro smandrappato e meraviglioso Paese, sempre avvilito da una burocrazia cieca, da una cultura malata di astrazione, come diceva Pasolini, e da ideologie che si sostituiscono alla "rugosa realtà", come diceva Rimbaud, il loro progetto parziale e stupido. Infatti questo libro, momento di surplace, di riflessione, questo strano libro non vanitoso né stupidamente soddisfatto, raccoglie pagine che vengono dal fronte. Dalla vera e difficile trincea che in molti modi in tanti stiamo combattendo. La cosa più difficile, diceva un santo, è sostenere la speranza degli uomini. E non c'è modo più efficace che farlo aiutando i giovani a entrare nella vita con speranza e desiderio, mostrando con opere, parole e segni che il destino e la vita non sono avversari».

Lupare rosa. Storie di amore,...

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«In tutti questi anni la 'ndrangheta l'ho vista negli occhi spenti e rassegnati di chi subisce impotente le sue angherie senza la minima capacità di alzare la testa; l'ho incrociata nella vita ridotta a brandelli di chi invece quella testa l'ha alzata pur consapevole di aver ormai perso tutto, tranne la propria dignità; l'ho ascoltata nel racconto infinito di chi parlandoti del fratello, del padre, del figlio le cui vite innocenti sono state stroncate dalla bestia mafiosa, è come se in un certo senso ti volesse infondere quella rabbia, quel dolore e con essi quell'ansia inestinguibile di verità e di giustizia in virtù delle quali mai fermarsi o arrendersi. E l'ho toccata con mano, infine, nel tormento indicibile di chi a quel mondo è appartenuto, ne è stato servo e cortigiano, nel suo nome ha ucciso e sparso sangue, finché i morsi della coscienza non hanno iniziato a divorarlo gettandolo in un baratro senza fondo. Regole, onore, codici, sono state le parole con le quali più frequentemente mi sono confrontato; e se da un lato gli affari, i soldi e la sete di potere mi sembravano essere il motore di questa macchina infernale che da secoli divora questa tua terra meravigliosa, la Calabria - ma anche e sempre più il Paese intero -, dall'altro lato, storie di donne e di uomini che si prendono e si lasciano, mentre dappertutto nel mondo scivolano sui binari di una banale seppur triste normalità, qui dalle tue parti e laddove il codice mafioso regola la vita di tanta gente, mi sono sembrate da subito la cartina tornasole più genuina di cosa sia in fondo la 'ndrangheta. Nonostante la modernità, le evoluzioni, la globalizzazione: "immutabile", come mi dicesti tu quel giorno». (Marcello Cozzi). Presentazione di Federica Sciarelli. Introduzione di Giancarlo Caselli.

Con gli occhi di Sara. Un padre,...

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Davide Faraone dà voce ai suoi silenzi più intimi e lo fa con l'amore profondo di un padre. Con gli occhi di Sara è lo straordinario racconto del rapporto con sua figlia Sara, una ragazza di sedici anni autistica. L'autismo scoperto quando Sara aveva poco più di due anni e raccontato nelle fasi più importanti della sua vita. Il libro è l'occasione per l'autore di mettersi a nudo e di guardare il mondo con occhi scevri da ogni pregiudizio. Le esperienze di padre e di uomo politico si intersecano con altre difficili storie di vita vissuta e con volti incontrati durante il suo cammino. Una narrazione intima e un'occasione unica per guardare con consapevolezza un futuro tutto da costruire.

Lodz. Lo sguardo tragico degli...

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In questo volume sono presentate le produzioni grafiche dei fanciulli del ghetto di Lodz, con lo scopo di riportare un "cono di luce" su di essi, a volte anche grazie ad un nome impresso su un disegno, quasi per tentare di strapparli alle tenebre dell'oblio e della morte. Tali creazioni hanno rivelato la loro interiorità, emersa anche attraverso i loro bigliettini augurali e gli inviti agli spettacoli di fine anno scolastico, in cui si ravvisano le aspirazioni, i sogni e la ricerca di una "normalità" quotidiana, che spesso si scontravano con una tragica realtà, senza prospettive di sopravvivenza. Questi ragazzini ci hanno lasciato la prova testimoniale della loro esistenza nel ghetto, a volte con il tratto e la pressione marcati sul foglio, manifestazioni di paura o di rabbia, divenuti importanti quanto le parole, proprio per essere forme primordiali di espressione: è nato così il desiderio dell'autrice di riportare in vita almeno il loro ricordo.

Brivido caldo. Una storia...

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Questo libro analizza il neo-noir (da Detective's story, 1966 e Senza un attimo di tregua, 1967) nel corso degli anni e delle epoche, delle culture e delle ideologie, quale specchio di trasformazioni sociali e di mercato. Per la prima volta in Italia, un genere ormai comunemente accettato dalla critica e dalla teoria accademica viene studiato non in termini unicamente storici ma attraverso alcune "macro-idee" (titoli, volti, autori, tematiche) con le quali tracciare una mappatura in grado di raccontare un genere sia nelle sue dinamiche economiche e produttive, sia quale rappresentazione del mutamento del pensiero, della società e dello spettatore, sia come campanello d'allarme per le sensibilità sociali.

Leali all'Italia

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In queste pagine si parte dalla realtà, con fatti e numeri, e si arriva alle ricette per cambiarla. Più che le divisioni politiche dovrebbe preoccupare l'uniformità di certi indirizzi. La scena è animata da spettacolari scontri, ma ribaltoni e incontri poi si realizzano perché la distanza è inferiore al chiasso delle zuffe. A scontrarsi e incontrarsi sono più le egolatrie che non le idee, producendo suggestioni destinate più a conservare che a risolvere i problemi, in una corsa cieca a fuggire dalla realtà. Dalla scuola alla giustizia, dalla sanità all'immigrazione, dalla demografia all'amministrazione, dall'ambiente al turismo, fino all'eterna arretratezza meridionale la stagnazione non è un destino, ma il frutto di quella fuga. Dell'ingannare e accudire anziché riprendere a correre. Uscirne si può. Occorre ragionare senza volere sempre solo affascinare con slogan. Essere e restituire LeAli all'Italia è possibile, concentrandosi su quel che può e deve essere fatto, non sull'ennesima favola ingannatrice e corruttrice.

Ricordati di viverla

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Quante volte ci lamentiamo per piccoli problemi che spesso ingigantiamo? Quante volte ci fermiamo davanti ad un ostacolo e, per colpa dello stesso, abbandoniamo il nostro progetto dicendo addio al nostro obiettivo? In questo libro troveremo le risposte appropriate grazie alle diverse testimonianze di persone che, nonostante siano state colpite e condizionate da malattie limitanti, sono riuscite a trovare la soluzione: adesso amano la vita, apprezzano le piccole cose e ringraziano ogni giorno per essere vive. Francesco Criniti ha la fortuna di incontrare quotidianamente queste persone speciali, dalle quali riceve quel tanto che vale più di qualsiasi cosa materiale, e lo trasferisce al lettore con le parole dei protagonisti e alcune esperienze a livello personale.

Vivere altrove

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"Vivere altrove" racconta l'approdo in Germania, negli anni '50, di una giovane sposa al seguito del marito funzionario d'azienda, che lì si trasferiva per sviluppare una succursale della casa madre piemontese. "Un'emigrazione facile e privilegiata", si direbbe. Non paragonabile alle tante storie di miseria e necessità, di ieri e di oggi. "Ma esiste un'emigrazione facile? - si chiede l'autrice. - Nessun emigrato conosce alla partenza la portata del suo passo, il suo sarà un cammino solitario, incontrerà difficoltà che nessuno gli ha predetto, dolori e tristezze che pochi condivideranno. L'emigrazione gli mostrerà sempre la sua vera faccia, il prezzo da pagare in termini di solitudine e di rinunce. E a ogni ritorno in patria scoprirà quanto poco sappiano coloro che restano di ciò che capita a coloro che sono partiti." Quella dei primi anni, descritta dalla giovane Fenoglio, è una Germania minacciosa, una aliena entità geografica, ancora gravida dei tragici eventi della guerra, terra ostile per clima e paesaggi. Col tempo scoprirà che per ogni straniero l'indispensabile strumento di integrazione e di appartenenza al nuovo paese è la lingua: "La patria non è soltanto una casa, una famiglia, un paese, la patria è sopratutto una lingua. Ogni lingua è un confine territoriale che esclude chi non parla, un mondo a se stante che non rimpiange altri mondi perché tutto contiene, un tessuto connettivo che forgia i pensieri e fa di individui un popolo". Le parole che la maestra elementare dei suoi figli le rivolgerà, l'accompagneranno per tutta la vita: "L'estero per diventare normalità ha bisogno di tempi lunghi. Per gestire senza scossoni una doppia identità ci vuole pazienza, a volte una vita. Ma lei, che parla così bene il tedesco, ce la farà... Una lingua può diventare patria." Apparso la prima volta per Sellerio nel 1997, Vivere altrove viene oggi riproposto per la sua inesauribile attualità.

Masaniello. «Il masaniellismo» e la...

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Viene qui analizzato il processo storico attraverso il quale Masaniello si trasforma in napoletano-tipo per confluire poi in una condizione, in un complesso di comportamenti che nel linguaggio mediatico sono stati definiti "masaniellismo". Il personaggio storico si rappresenta allora in una generalizzazione antropologica che costituisce l'humus fertilizzante di un uso politico della storia. Così nella vulgata "masaniellista" Masaniello diventa il prototipo del ribelle senza sbocco, privo di razionalità politica e, pertanto, diretto da altri, ispiratore di tutti coloro che vogliono solo "fare ammuina" o "scassare": un microcosmo che dovrebbe ricapitolare il macrocosmo dell'intera vicenda napoletana in una sorta di eterno ritorno della sua condizione quasi ineluttabile. Di straordinaria attualità è anche la ricostruzione delle analogie e differenze fra "masaniellismo", populismo e neoborbonismo.

Benedetto Croce. Gli anni dello...

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Dalla metà degli anni Ottanta si è costruita una posticcia «casa comune», dove il pensiero e l'azione di Croce coesisteva armoniosamente con il democraticismo di Giovani Amendola, i furori giacobini di Salvemini, il liberalismo sovietizzante di Gobetti, gli stralci d'utopia di Adolfo Omodeo. Di qui l'edificazione di un'artefatta biografia degli anni 1943-1948, dove il filosofo era ridotto al rango di intellettuale "progressista", propenso, dopo l'armistizio di Cassibile, a sottostare senza alzare il capo alle imposizioni degli Alleati, e a considerare semplici incidenti di percorso lo scontro a coltello con Togliatti e il duro conflitto con quei liberali, suoi antichi discepoli, transitati nel Partito d'Azione. Ed è per contrastare tale "tradimento della memoria" che nasce questo libro dove si narra degli "anni più difficili" del nostro maggior intellettuale del Novecento nell'intervallo temporale che va dalla caduta di Mussolini alle prime elezioni politiche dell'Italia repubblicana.

Napoli

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L'eternità è ora. Luana, la vita,...

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Maria Luana è una ragazza straordinariamente normale con tanti sogni e progetti, come tante ragazze della sua età. È felicemente fidanzata, si è appena laureata in psicologia e ha una voce meravigliosa. All'età di ventuno anni entra a far parte del coro "Frammenti di Luce". Esegue numerosi concerti in Italia, incide cd e dvd come corista e solista. A ventidue anni inizia la grande e impegnativa avventura: l'esperienza della malattia. Le viene diagnosticato un tumore. In questo libro è raccontata la sua storia. La storia di una ragazza che tra una terapia, una chemio, interventi chirurgici e quasi cento concerti in tutta Italia, ha lottato, ma ha anche consegnato la sua vita a Dio... Il libro è composto da due parti. La prima parte, "L'eternità e ora", è il racconto della vita di Luana, narrato attraverso gli occhi e il cuore di Suor Cristina, sua speciale compagna di Viaggio. Ogni capitolo è guidato dal titolo di un brano musicale, riportato nel CD al centro del libro. La seconda parte, "La tunica dorata", è una raccolta dei quaderni di Luana, appunti presi durante i suoi Esercizi spirituali: parole che spesso lasciano senza fiato. Luana e Suor Cristina avevano un sogno: quello di poter scrivere questo libro, con due copertine, e il loro cd al centro: una speciale storia, raccontata e cantata, dalle loro voci, dalle voci del coro Frammenti di Luce... dalla Voce di Dio.

Torino

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Io sono l'uomo del sonno. Diario di...

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«Sto trasformando l'azienda di famiglia e so bene che non è quella che vorrebbero i miei genitori. Non sto seguendo esattamente le loro orme: loro sono stati grandi "industriali del materasso". Ma io non lo sono. E mai più vorrò esserlo. Perché, per un certo periodo, ho voluto, intensamente, esserlo. Quando, nel dicembre del 2002, mi sono trovato di fronte al bivio, "tradire" l'azienda di famiglia per un posto di lavoro prestigioso alla Bosch - dove, alla fine, però, avrei rischiato di essere un "numero" - oppure rimanervi, ho scelto per la Dormiflex. Ora sento che devo proseguire nell'opera di trasformazione di un'eredità, ai miei occhi grandissima, verso un modello di azienda diverso e più adeguato al momento che sta attraversando l'economia e il nostro settore, ma anche più attinente alle mie inclinazioni: un'impresa digitale, multilingue, multi-Paese. E giunta l'ora di rompere gli indugi e di scommettere fino in fondo sull'azienda dei miei sogni, secondo un piano che mi sta diventando sempre più chiaro. E cominciata la maratona della Dormiflex».

Nel salotto di Matera....

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Diventare imprenditore a sessant'anni, dopo essere andato in pensione. E costruire un'azienda tutta nuova, perdipiù al Sud e in un settore che stava attraversando un periodo difficilissimo, come molti in Italia, quello della produzione di divani e poltrone. Poteva riuscire una scommessa del genere? La risposta è sì ed è la storia di Piero Stano, fondatore nel 2007 di un'impresa chiamata "Egoitaliano". Un'azienda che nel nome e nella sostanza fa del "made in Italy" (dalle materie prime allo stile fino alla produzione) il suo tratto distintivo e dell' essere attiva a Matera, capitale della cultura nel 2019, il suo orgoglio (con lo slogan "Proud to produce in Matera"). In solo poco più di dieci anni l'azienda ha bruciato le tappe sino ad aderire al programma Elite di Borsa Italiana. Oggi dà lavoro a una cinquantina di collaboratori stabili, si avvale di architetti di fama internazionale e conta su un indotto produttivo locale fondato su quasi una decina di laboratori che danno lavoro ad alcune centinaia di persone. Egoitaliano esporta gran parte dei suoi divani e poltrone e si contraddistingue per i suoi prodotti in pelle, innovativi e tecnologici. Una storia di avanguardia in un settore maturo come quello del mobile imbottito, un altro esempio di imprenditoria familiare italiana e un segno di speranza che giunge dal Sud d'Italia.

Burocrate a chi? Riflessioni sulla...

Rubbettino

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Il libro è scritto con l'intento, dichiarato fin dall'inizio, di stimolare una riflessione sui meccanismi della pubblica amministrazione tra i "curiosi" di questo tema, non necessariamente esperti. L'autrice si sofferma su argomenti che interessano non solo gli studiosi ma, ad esempio, gli addetti alla comunicazione e i "comuni" cittadini. Tra i vari temi trattati: il rapporto tra dirigenza e politica, il fenomeno dei cosiddetti furbetti del cartellino, la corruzione, la trasparenza, i rapporti tra mondo della comunicazione e burocrazia. L'esame dei vari argomenti è effettuato in modo non accademico. Traspare una conoscenza molto accurata del "sistema" e delle regole che consente all'autrice di sottoporre al lettore idee per affrontare e risolvere alcuni problemi. In concreto. Un libro da cui emerge l'orgoglio di essere burocrate insieme al rigore e alla lucidità di analisi critica. Senza compiacimenti o ruffianerie.

Il cedro di Calabria. Storia,...

Rubbettino

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Sulla costa del Tirreno cosentino i contadini coltivano il cedro, l'agrume che ha dato il nome a tutta la Riviera. Una varietà unica al mondo, la migliore per fare canditi, liquori e sciroppi. Preferita dagli Ebrei per la Festa delle capanne, con i Rabbini che ad Agosto vanno nelle cedriere a scegliere "i frutti più belli". Una storia raccontata dal giornalista Enzo Monaco, che ha inventato e diffuso il nome "Riviera dei cedri". Un libro con una documentazione fotografica, un ricettario con cinquanta ricette e un emporio cedro che raccoglie gli indirizzi dove acquistare i frutti freschi e tutte le specialità gastronomiche. Prefazione di Sandro di Castro.